Inghiottitoi e grotte dei briganti: una giornata di ricerca speleologica

Esplorazione di Indio, Maurizio Lofiego, Antonio e Michele Mitidieri

Sono sicuramente tante le porte d’accesso al mondo sotterraneo del Pollino. Spesso però sono chiuse al passaggio dell’uomo, altre volte sono aperte ma portano a dei vicoli ciechi. L’importante è continuare la ricerca e non arrendersi alle difficoltà. La giornata di oggi è stata dedicata alla ricerca speleologica in alcune aree selvagge ed impervie delle pendici di Serra di Crispo. L’inghiottitoio, dedicato a Jules Verne, è tappato dalla terra, ma presenta un foro che abbiamo allargato con una zappa quel tanto che è bastato per passare e infilarci nella grotta sotterranea. Appena scesi giù per due metri, ci siamo resi conto che sotto di noi c’era un pozzo verticale, per accedere al quale bisognava scivolare  lungo uno stretto passaggio. Un problema è stato il tipo di roccia incontrata, caratterizzata da dentellature aguzze e taglienti. Affacciandoci giù, capiamo che il pozzo non è profondo e che c’è possibilità di poggiare i piedi. Decidiamo di calarci e di affrontare lo stretto passaggio. Va per primo Maurizio, sceso giù ci comunica che l’nghiottitoio continua ma il passaggio è troppo stretto. Ci passa l’acqua ma non una persona! Speravamo che questo inghiottitoio potesse rappresentare l’accesso a qualche caverna sotterranea, ma non è così purtroppo. In tutto il pozzo è lungo circa sette metri. Una scoperta comunque interessante, perchè raramente si trovano inghiottitoi non tappati in cui si può accedere. La risalita con la maniglia  presenta qualche difficoltà, perchè le dentellature della roccia trattengono la tuta e l’imbrago, che quindi si impigliano. Ma con un po’ di pazienza e facendo presa sugli appigli della roccia ci tiriamo su e riusciamo a superare il passaggio insidioso. Ci leviamo tute e imbraghi e proseguiamo nell’esplorazione, nella foresta selvaggia e maestosa, diretti ad una zona che, certe testimonianzae orali raccolte in paese, indicavano come quella della leggendaria grotta del brigante Franco. Arrivati alla meta ci dividiamo ed ognuno esplora un settore. Io trovo una zona rocciosa spettacolare, con profondi karren, frutto dell’erosione carsica superficiale. Mi segno anche il waypoint di un buco che va giù per circa due metri. Terminata l’esplorazione raggiungo i compagni che hanno esplorato un altro settore. Loro hanno trovato due piccole grotte; me le fanno vedere così le posso filmare. Una in particolare, intitolata “Grotta Verde”, è simile come conformazione alla Grotta di Timpone Vitelli ed è probabile, essendo questa zona frequentata dai briganti, che fosse usata dagli stessi come nascondiglio. L’altra è invece formata da massi accatastati gli uni sugli altri. Veramente un luogo wilderness, da sogno. Poco dopo sulla via del ritorno, scopriamo invece un “capovento”, un buco da cui esce aria fredda: segno che là sotto ci dev’essere di sicuro una caverna! Il buco è stretto e non si può passare. Ritorneremo sicuramente in questa zona per esplorarla meglio, perchè dal punto di vista speleologico… promette bene.

Video

Foto (di Michele Mitidieri e Maurizio Lofiego)

 

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