La notte dei gufi: un incontro divulgativo per conoscere l’affascinante mondo dei rapaci notturni

DSC02576

Si è svolto a San Severino Lucano, sabato 20 ottobre, l’evento di divulgazione ambientale sui rapaci notturni, organizzato dal Gruppo Lupi San Severino Lucano e dal centro Studi de Romita. L’evento è stato patrocinato da AIGAE (Associazione italiana Guide Ambientali Escursionistiche), valido come corso di aggiornamento professionale per le guide. Più di una ventina i partecipanti, tra cui parecchie guide ambientali escursionistiche della Basilicata, naturalisti, escursionisti e comuni cittadini, venuti anche da lontano.

La relazione è stata tenuta dal Dott. Simone Todisco, naturalista e agrotecnico pugliese, che si occupa da anni di monitoraggi faunistici, con particolare riferimento ad avifauna ed erpetofauna, nonché di educazione ambientale. In tarda serata si è svolta invece una passeggiata notturna diretta all’ascolto dei versi dei rapaci notturni e con la finalità di esplicare i metodi di censimento utilizzati.

Il dottor Todisco, con uno stile espositivo semplice e al contempo con rigore scientifico, ha illustrato al pubblico la biologia, la morfologia e le questioni di conservazione degli strigiformi, toccando anche temi come la mitologia, le superstizioni e credenze legate a questi uccelli nelle culture umane. Gli strigiformi sono un ordine di uccelli presenti da sessanta milioni di anni, non imparentati con i rapaci diurni. La Basilicata vanta la presenza di quasi tutte le specie presenti in Italia (7 su 10), un tesoro immenso dal punto di vista della biodiversità. Come ha illustrato il dott. Todisco, tali specie sono dei bioindicatori, poiché ci danno ragguagli della salute di un determinato ambiente, per cui la loro presenza è indicativa di habitat sani. Sono inoltre alleati dell’uomo nell’agricoltura biologica, in quanto predatori di roditori dannosi per le piante, solo per fare un esempio. Sono, in parole povere, un simbolo sia dell’’armonia che può esistere tra uomo e natura nelle aree rurali, sia della wilderness, della natura più selvaggia e indomita, se si pensa a rapaci come il gufo reale.

Conoscere le problematiche inerenti la conservazione dei rapaci notturni è utile a soggetti come  le associazioni escursionistiche o  le guide ambientali. Permette di comprendere che esistono habitat integri che devono restare indisturbati: ad esempio, il gufo reale, raro e localizzato in Basilicata, nidifica in ambienti accidentati e cenge rocciose, ed è molto sensibile al disturbo antropico; per cui è bene che certe aree delicate siano poco o per niente frequentate (giuste quindi, ad esempio, le misure di regolamentazione delle attività di arrampicata nei siti riproduttivi). Le azioni di sensibilizzazione sono dirette a comprendere i problemi che caratterizzano i rapaci notturni, come gli avvelenamenti, le potature scorrette degli alberi, eliminazione di piante morte idonee alla riproduzione, l’impatto di cavi elettrici, pale eoliche e vetrate di edifici… e a intraprendere le necessarie misure di tutela (conservazione e gestione corretta degli ambienti naturali, attenzione nei restauri degli edifici, nidi artificiali ecc.).

Le guide potranno comunicare le conoscenze sulla fauna e quindi anche sui rapaci notturni a gruppi e comitive di turisti, nonché alle comunità locali, facendosi da mediatori tra il mondo scientifico e la gente comune, sfatando così miti duri a morire e ponendo un freno alla disinformazione (le tante bufale che girano su internet) che spesso si diffonde sui social.  Il ruolo delle guide e delle associazioni escursionistiche, in quanto conoscitori e “esploratori” del territorio, potrà risultare inoltre prezioso ai fini dei censimenti dei rapaci notturni, tramite avvistamenti e ritrovamento di tracce, come ad esempio le borre (rigurgiti che contengono ossa o esoscheletri, grazie ai quali è possibile risalire alle prede cacciate dai rapaci notturni).  Anche le istituzioni, come gli Enti Parco, potrebbero avvalersi del contributo di ricercatori e guide se si tiene ferma la mission che dovrebbe caratterizzare un’area protetta: ovvero la conservazione della natura rispettando i diritti delle comunità locali, nell’ottica di una fruizione turistica sostenibile delle aree naturali.

Lo spirito di questo come di altri incontri dell’associazione è quindi quello dell’iniziativa “dal basso”, che favorisce l’incontro e lo scambio di informazioni tra soggetti con esperienze e conoscenze anche diverse, che crea situazioni di socialità e prelude, sinergicamente, a nuove iniziative. Le associazioni possono dare un contributo importante nell’educazione e nella divulgazione ambientale e spesso colmano il vuoto lasciato dalle istituzioni.

Come da statuto, l’associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano persegue appunto tra le altre cose, la finalità della divulgazione ambientale, e in un senso molto “pratico”: nelle nostre escursioni si ha sempre un approccio non meramente ludico-sportivo ma naturalistico, con lo scopo di osservare l’ambiente che ci circonda. Molto attenti inoltre siamo ai social, veicolo di diffusione straordinario di informazioni, se usato in maniera corretta. Da qualche anno è attivo il gruppo Face book dell’associazione, una delle pagine sul territorio del Pollino (e non solo) più seguite, aggiornato quotidianamente, dove si discute di flora e fauna, di tutela ambientale e di turismo naturalistico, dove anche la gente comune può contribuire con proprie foto e aneddoti, chiedendo pareri agli esperti che vi intervengono.

In queste ultime righe conclusive si ringrazia il dott. Simone Todisco per la sua interessante conferenza, la socia Tina De Palma per averla resa possibile, l’AIGAE per averla patrocinata. Si ringrazia inoltre Don Antonio Zaccara per aver messo a disposizione la sala del Centro Parrocchiale e la Pro loco di San Severino Lucano per il supporto tecnico. Si ringraziano i partecipanti e gli interessati all’evento.

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

Guida Ambientale Escursionistica AIGAE

Consigliere nazionale Associazione italiana Wilderness (AIW)

Annunci

Il Piviere Tortolino

Avvistamento di una coppia del raro Piviere Tortolino nei pressi delle paraterie di cresta di Serra delle Ciavole, durante l’escursione sociale del Gruppo Lupi San Severino Lucano del 15 settembre 2018 (foto di Maurizio Lofiego). “Si tratta di uno degli uccelli più rari d’Italia, frequentatore e nidificante nell’Artico e, in Italia nella sola Majella. In questo caso si tratta indubbiamente di individui in rotta di migrazione, i quali al contrario degli altri uccelli d’acqua anziché le paludi, per le loro soste scelgono i pascoli d’altitudine alpini ed appenninici” (F. Zunino). Per altre informazioni sul Piviere tortolino segnaliamo il seguente link: http://www.libereali.it/2012/08/a-tu-per-tu-con-il-piviere-tortolino.html

41850529_10212978740044864_1863765152172605440_n (1)41788450_10212978739844859_5404232425138028544_n03_Charadrius_morinellus_distr_

Buprestis splendends, il gioiello vivente

Video:

  https://www.youtube.com/watch?v=S6WLalSDb3k&t=3s

Sto accompagnando un gruppetto di turisti tra i pini loricati, è l’una e il sole picchia forte, quando negli interstizi del tronco di un pino secco vedo spuntare un insetto. Capisco subito che si tratta di un coleottero. Il mio sguardo curioso si ferma subito su quel piccolo essere: è di un verde brillante, dai riflessi d’oro, mi avvicino e noto che come una specie di pietra preziosa l’insetto riflette anche altri colori, dal giallo all’azzurro al rosso, come se l’arcobaleno risplendesse sul dorso di questa creatura. Il mio pensiero va subito al Buprestis splendends, che in Italia vive solo sul pino loricato, uno dei coleotteri più rari d’Europa. Il buprestide non sta fermo, ogni tanto entra nelle cavità del legno, poi esce fuori e poi rientra, non dandomi la possibilità di metterlo bene a fuoco e di fare delle foto  decenti. Così decido di immortalarlo in un video. Anche i tre ragazzi che accompagno, venuti da lontano proprio per ammirare i pini loricati del Pollino, sono meravigliati dalla bellezza di quest’insetto. Gli dico che forse oggi siamo stati fortunati, perché abbiamo incontrato un insetto che si incontra raramente. E infetti una rapida ricerca sullo smartphone mi conferma che dovrebbe trattarsi proprio del Buprestis splendends. Un vero e proprio “smeraldo vivente”, un tesoro di biodiversità che ancora una volta conferma l’importanza di tutelare gli ambienti forestali del Pollino. E anche in quest’occasione non posso che ricordare un caro amico entomologo che mi parlava di questa meraviglia naturale e che io non avevo ancora avuto la fortuna di ammirare…

Nota: ecco come commenta Franco Tassi:
“Bellissima ripresa, bravo Saverio, è con tutta evidenza una femmina che sta cercando sul tronco i punti adatti dove deporre le uova. Per tutto il resto del tempo, questo Buprestide vive, come altri, sulle cime degli alberi (canopy= il tetto della foresta). Anche per questo è molto difficile da individuare, e la sua scoperta arricchì il Pollino di una straordinaria specie, protetta a livello europeo. Si tratta di un relitto terziario che per il suo valore biogeografico (vive in antiche pinete, isole relitte, dalla foresta di Bialowicza in Polonia al Massiccio del Pindo in Grecia), noi avevamo eletto a simbolo del progetto Biodiversità.”
Informazioni sul Buprestide splendente a questo link: https://www.vglobale.it/2009/01/10/bupreste-splendente/

foto fatta da uno dei ragazzi che accompagnavo

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

Ritrovato morto esemplare di Martora durante un’escursione del Gruppo Lupi

Articolo apparso su: http://www.basilicatanotizie.net/comuni/pollino/11544-ritrovato-morto-esemplare-di-martora-sul-pollino

Ritrovato morto esemplare di Martora sul Pollino

 

E’ stato ritrovato morto ieri sul massiccio del Pollino un esemplare di Martora in zona “Acquatremola” ricadente all’interno del comune di Terranova di Pollino. La scoperta è stata fatta durante una delle consuete escursioni organizzate dall’associazione “Gruppo Lupi San Severino Lucano”. La Martora o Martora Eurasiatica è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia Mustelidae. L’esemplare ritrovato all’interno della vegetazione a prima vista non presentava segni di alcun tipo sul corpo, come si vede nella foto che ci è stata inviata da Maurizio Lofiego, quindi la causa della morte al momento è ignota. Di esemplari di questo tipo sul massiccio del Pollino se ne vedono abbastanza, anche se è molto simile alla Faina, quindi difficile da identificare se non si è molto esperti.

Claudio Sole

Recenti avvistamenti: aquila reale e picchio nero

di Maurizio Lofiego

Anche se la foto andrebbe cestinata perchè mossa, non posso non pubblicare questa meraviglia!
L’avvistamento è di oggi pomeriggio dalla timpa della Madonna di Pollino, una coppia di aquile reali che volteggiavano a bassa quota sul Frido, probabilmente alla ricerca di prede. L’avvistamento del rapace è molto raro specialmente nei versanti nord del massiccio del Pollino.
Incredibile poi, fotografarla dall’alto verso il basso.
Sono riuscito a fotografarne una sola, ma vista la notevole distanza e la fotocamera non proprio adatta a questo tipo di foto, mi ritengo molto fortunato.
Quando l’ho ingrandita sulla fotocamera non credevo ai miei occhi, tanto che ho chiesto conferma a gente più esperta di me: trattasi di un bellissimo esemplare di Aquila reale adulta…
30728981_10211966380776515_4504358612516208640_n
foto di Maurizio Lofiego
Picchio nero maschio, fotografato nel pomeriggio del 26 aprile a Bosco Magnano, il Picchio nero è il più grande e il più raro dei picchi europei, rarissimo negli appennini

31318331_10212005858203426_7145034836879605760_n

31317846_10212005858523434_392378823364050944_n

31317706_10212005856283378_5834121976741888000_n

Una meraviglia selvaggia: nelle Gole di Fosso Torno (29 marzo 2018)

Da tempo avevamo intenzione di esplorare le Gole di Fosso Torno, una località da sempre snobbata ( della serie “è solo un fosso”, appunto). L’approccio della nostra associazione è esplorativo e con un occhio rivolto a località di bassa montagna per niente turistiche, ma meritevoli di attenzione.  Posti che spesso riservano delle grosse sorprese, come nel caso di queste gole. Più che di un “fosso” si tratta infatti di un vero e proprio torrente con delle forre di tutto rispetto, che ricorda in certi tratti le atmosfere del Raganello. Una meraviglia naturale usata nei decenni come discarica, ma che meriterebbe di essere bonificata e fatta conoscere, anche come un percorso di canyoning.
Dalla famiglia Oliveto che gestisce il bar di Torno, già avevamo saputo che la discesa del torrente era stata compiuta da alcuni speleologi pugliesi in estate tanti anni fa (forse l’unica esplorazione di torrentismo che si conosca). Non può essere certo un posto turistico e facilmente fruibile, essendo impervio e selvaggio, ma quantomeno bisognerebbe  rimarcare che nel territorio di Viggianello esistono gole così spettacolari.All’inizio l’obiettivo era “speleologico”, ovvero quello di esplorare alcune cavità che si vedevano sotto la strada, da Cozzo Cricchio. Lasciamo la macchina vicino al muro e scendiamo nel bosco. Sotto la strada c’è una discarica a cielo aperto: copertoni, lavatrici, recipienti di plastica vari, persino due carcasse di vecchie auto! Evito di pubblicare le foto dei rifiuti, mettendo in risalto solo ciò che abbiamo visto di bello. Incontriamo le pareti che ci interessano e ci facciamo strada con il macete tra i rovi. Dalle belle pareti percola l’acqua. Di grotte nessuna traccia però, solo piccoli “ripari” sotto le pareti. Da lontano si vede anche un ruscello che forma una cascata molto alta che scende nel torrente lungo le alte pareti (dagli abitanti di Torno al bar, verremmo dopo a sapere che si chiama “cascata della zita”). Allontanandoci dalla strada scompare finalmente l’immondizia: siamo in un bel bosco di leccio. Arriviamo finalmente giù, ma per giungere al letto del torrente dobbiamo usare la corda doppia, seppure per un breve tratto. Scesi sotto ci accorgiamo subito della bellezza del posto, un vero e proprio torrente incassato nella roccia e delimitato da alte pareti. Anche qui purtroppo di tanto in tanto si incontrano dei rifiuti, anche se più che altro di piccola entità (oggetti di plastica soprattutto). Forse la bonifica del torrente sarà possibile solo se i futuri torrentisti che frequenteranno le gole avranno la pazienza poco alla volta di portarsi uno zaino più capiente dove riporre i rifiuti incontrati. Continuiamo a scendere giù, cercando di non bagnarci i piedi e saltanto da una riva all’altra, in equilibrio su massi scivolosi. Comincia a balenare subito l’idea di una discesa integrale con le corde del torrente, quando comincerà a fare caldo ma ci sarà ancora l’acqua, che qui già verso giugno scompare. Procedendo ancora in discesa incontriamo un bellissimo tratto, più stretto, con una cascata a forma di scivolo. Qui decidiamo di fare marcia indietro per risalire il torrente fino alla frazione di Torno. Raggiungiamo il punto in cui ci siamo calati e poi proseguiamo. Non ce l’aspettavamo, ma qui le gole si restringono: sono i tratti più interessanti. Finora eravamo riusciti a non bagnarci i piedi, saltando da un masso all’altro, ma per risalire certi tratti siamo cotretti a bagnarci. Incontriamo una cascatina con una pozza di acqua alta circa un metro e mezzo ma riusciamo arrampicandoci ad aggirarla. Si prosegue la salita, le gole restano strette, lungo il torrente incontriamo grandi massi. Evitiamo di passare, per la puzza, vicino alla carogna di una pecora, forse caduta da sopra… Si prosegue ed ecco la sorpresina: una cascata di cinque metri ci sbarra la strada. Non c’è proprio modo di aggirarla. Anche se avessimo la muta e potendoci bagnare, sarebbe difficile lo stesso superarla. Si rafforza l’idea che dovremo affrontare il torrente quando farà caldo e ci sarà ancora l’acqua, attrezzati di mute e corde, scendendo le cascate con la corda in doppia, ancorata agli alberi.
Dobbiamo tornare indietro, ma più sopra, visto il dislivello che c’è ancora fino a Torno, dovrebbero esserci altri salti e altre cascate. Adesso dobbiamo trovare un modo per superare le pareti delle gole e arrampicarci, fino a raggiungere i pendii boscosi che ci porteranno alla strada provinciale. Troviamo un punto ripido che riusciamo a superare, ma arrivare sopra è più difficile di quel che sembra: il terreno è instabile e il punto da superare molto esposto, scivolare significherebbe cadere direttamente giù sulle rocce del torrente. Così mettiamo una corda in doppia ad un albero che funga da sostegno. Superato il punto esposto saliamo lungo i pendii e ci portiamo sulla strada.
Poi andiamo al bar a bere una birra e parliamo con gli avventori della nostra esplorazione. Da una foto capiscono la zona della grotta che cercavamo e ci dicono che il nome della grotta, o meglio del riparo, è “Grotta del Monaco”. Poi parliamo delle gole, che sono conosciute da alcuni locali; c’era chi attraversava Fosso Torno con le capre e chi conosceva le gole perchè ci andava  a caccia. La prima esplorazione integrale di torrentismo pare che risalga però al 2001, ad opera del Gruppo Speleo ‘Ndronico di Lecce. La famiglia Oliveto ci mostra un passpartu con le foto che all’epoca fecero gli speleologi pugliesi.
Oggi è tempo che le Gole di Fosso Torno escano dal dimenticatoio e si cominci a pensare ad un serio progetto di bonifica e di fruizione sostenibile,  nel rispetto della wilderness di questa meraviglia naturale…


75df6-13285566_10206600273467186_1172645263_n

In ricordo di Franz Nodari

L’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Franz Rota Nodari, alpinista bergamasco conoscitore del Pollino. Anche se non ci conoscevamo di persona era da un po’ di tempo in contatto con l’Associazione e con la Pro loco ed era partecipe alle discussioni sul nostro gruppo Facebook. Personalmente ci avevo parlato al telefono e avevo avuto degli scambi di messaggi per la sua partecipazione al Festival dell’Escursionismo di luglio 2018, a San Severino Lucano. Aveva confermato la sua presenza per una conferenza sul rapporto tra cambiamenti climatici e nuovi approcci all’escursionismo e alpinismo (di professione faceva l’ingegnere ambientale). Lo ricordo come una persona gentile e disponibile: l’impressione era quella di un alpinista “umile”, anche se lui aveva scalato 80 cime oltre i 4000 metri. Ci dispiace non averti potuto conoscere di persona e non poterti più accompagnare in escursione tra i pini loricati del Giardino degli Dei. Di sicuro saresti diventato un nostro caro amico…

Saverio De Marco

(Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano)

 

eventi-a-bergamo-e-provincia-569190.660x368.jpg