La Grotta di Serra Crispo

L’amico speleologo pugliese Piero Lippolis, tramite Nino Larocca ci aveva segnalato un inghiottitoio interessante, chiedendoci se lo conoscevamo, posto sulla dorsale nord di Serra di Crispo. Non risultando esserne noi a conoscenza, andiamo in esplorazione, seguendo le coordinate da lui inviateci. Capiamo subito che si tratta di un inghiottitoio interessante , affacciandoci notiamo che la grotta è profonda decine di metri, si notano anche dei cunicoli che sembrano procedere in orizzontale, in salita. L’ingresso è però stretto, ma decidiamo di provare ad entrare, per affacciarci e avere la visuale della grotta. Prova Maurizio, ma resta incastrato, non si passa! Per capire quanto è profonda la grotta leghiamo una pietra all’estremità della corda, la buttiamo giù ma non la sentiamo arrivare, con il suo rumore: la corda è tesa, la pietra sembra rimasta sospesa, non ha toccato il fondo. La grotta è quindi di sicuro più profonda di 30 metri. Se si scavasse rimuovendo foglie e terriccio forse si potrebbe ricavare un’altra entrata, ma c’è un lavoro da fare. Poi ci accorgiamo per caso di segni di vernice sulla roccia: GSS 1983 (o 82), si tratta delle iniziali del Gruppo Speleologico Sparviere. Capiamo subito che dovrebbe trattarsi della grotta esplorata da Nino Larocca e Felice Larocca nel 1982, di cui si fa menzione a pag. 150 nel libro: “Pollino Orientale”: “”Solamente una volta, il giorno in cui è stata individuata dal G.S. Sparviere di Alessandria del Carretto(CS) nell’estate del 1982, questa grotta ha visto al suo interno delle persone. Nell’occasione fu eseguito un rilievo, approssimativo, e qualche fotografia, poi da allora non si è potuta più raggiungere perchè si sono perse le sue coordinate!” (Pollino Orientale, 2006).” L’inghiottitoio, esplorato in una sola uscita era caduto nell’oblio, perchè appunto se ne erano perse le coordinate. Ma oggi è stata ritrovata e forse potremo, dopo 36 anni, capire meglio i suoi segreti in successive escursioni speleologiche.

Saverio De Marco

(Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano)

 

VIDEO A QUESTO LINK:

 

75df6-13285566_10206600273467186_1172645263_n

 

 

 

Annunci

Dal Pollino all’Alaska. Incontro con Pasquale Larocca

Si è svolta il 18 maggio a San Severino Lucano l’iniziativa dedicata all’avventura di Pasquale Larocca, l’atleta di Terranova di Pollino arrivato primo alla “Iditasport Race”, una delle più estreme gare al mondo sulle nevi, in Alaska. Almeno per chi frequenta il Pollino Pasquale non ha bisogno di presentazioni, essendo una delle figure “rappresentative” del territorio: maestro di sci, tecnico del Soccorso Alpino e operatore turistico nonché guida di mountain bike. Il Gruppo Lupi San Severino Lucano si prefigge fin dalla nascita di dare risalto con queste iniziative a quelle “risorse umane” che contribuiscono alla conoscenza del territorio nonché alla diffusione delle attività legate alla montagna e agli ambienti naturali in genere.

Pasquale Larocca ha raggiunto il traguardo in tre giorni invece di cinque, il tempo massimo previsto da regolamento per percorrere circa 300 chilometri sugli sci a temperature glaciali, affrontando tutti gli imprevisti che possono sorgere in queste situazioni.
Partito il 18 febbraio da Anchorage alle 22, ore italiana, è stato l’unico partecipante italiano nella gara di sci, per la prima volta nella storia della competizione proveniente dal Sud Italia. Pasquale è già campione assoluto della  “Sila 3 Vette” e delle maratone “Winter Challenge” e “Rovaniemi 150”, al circolo polare artico, in Svezia.

L’ Alaska è preponderante nell’immaginario collettivo degli appassionati di natura e montagna. Si può citare Jack London e i suoi racconti evocativi, con  le descrizioni delle avventure di cacciatori d’oro nella desolazione della natura selvaggia, di lupi e di cani da slitta, o anche per arrivare ai tempi recenti, Into the Wild, film dove si racconta l’esperienza di un giovane che dopo un anno passato on the road girovagando per gli USA  affronta la solitudine nella wilderness dell’Alaska, assunta come meta finale e destino esistenziale. L’itinerario della gara del resto prende spunto dalla storia di Balto, un siberian husky che, in staffetta con altre mute di cani, riuscì a portare il vaccino in una città dell’Alaska, isolata a causa delle condizioni atmosferiche, salvando la vita a centinaia di bambini affetti da difterite. Anche quella di Pasquale ha la dimensione di una grande avventura che va oltre la semplice gara sportiva, un’impresa dove l’uomo è messo a contatto con la wilderness, la natura nei suoi elementi primordiali, come il gelo, la neve, la foresta, che è fatta di meraviglie e pericoli. Ogni appassionato di natura selvaggia sa bene che la componente della “sfida” con se stessi è essenziale negli sport e nelle attività legate alla natura selvaggia. E’ “l’azione” in cui è protagonista il corpo, dove emerge la fisicità pura, che per citare Schopenhauer è la quintessenza della “volontà”.

Dal video proiettato in sala si sono potuti visionare alcuni momenti significativi dell’impresa, girati dallo stesso Pasquale con una semplice “GoPro” dove si può solo immaginare la stanchezza, il forte vento, le temperature glaciali a cui si deve adattare il corpo umano, comprese tra -10 e oltre -30 gradi. Gli aneddoti raccontati  da Pasquale rimandano alle situazioni limite, di sopravvivenza che si possono incontrare in ambienti così proibitivi: basta una semplice disattenzione per compromettere l’intera gara ed incorrere in situazioni di pericolo. Si può perdere un guanto, sbagliare direzione, trovarsi in mezzo ad un blizzard, una forte tempesta di neve dove la visibilità è limitata e la temperatura percepita è  molto bassa; l’acqua che si porta nello zaino, vitale per essere sempre idratati,  può congelare facilmente. La stanchezza e il freddo possono portare anche agli sbalzi d’umore, a piangere e a parlare da soli, a sfogarsi urlando nel silenzio gelido… Come afferma lo stesso Pasquale importante è in questi casi, oltre la preparazione atletica, l’attrezzatura e una buona dose di fortuna, anche un sano “spirito di adattamento”, che non manca tra i montanari del Pollino.

Pasquale infatti vive su Pollino e sulle nostre montagne si è allenato per prepararsi ad una gara così dura. Come i nostri pini loricati che sfidano le intemperie delle vette, ha resistito con tenacia alle avversità.

L’accostamento del Pollino all’Alaska può apparire forzato, ma è esatto anche dal punto di vista della filosofia wilderness, essendo quella del Pollino una wilderness in miniatura, (un francobollo di wilderness rispetto all’Alaska), di minore estensione ma con un valore altrettanto importante per chi lo frequenta. Anche perché oltre la sfida, in qualsiasi ambiente naturale lasciato integro subentrano le emozioni che quei  luoghi suscitano con la loro bellezza. Non solo azione quindi, ma anche “contemplazione”.

Il racconto di questa impresa andrà anche nelle scuole e ciò è importante, perché questa sfida ha quasi un risvolto etico, che lascia un messaggio significativo: lo sport e la natura sono importanti nella vita dell’uomo e con la tenacia e la forza di volontà, con il sacrificio si possono superare anche le sfide più estreme.

Saverio De Marco

(Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano)

 

Sentieristica sul Pollino: considerazioni, critiche e suggerimenti

Sui sentieri dei briganti 192 copia

 

*Relazione presentata alla riunione sulla Sentieristica tenutasi il 27 febbraio alla sede dell’Ente Parco di Rotonda

Il documento è condiviso in linea di principio dalle seguenti guide ed esponenti delle associazioni:

Giorgio Braschi, Emanuele Pisarra, Giuseppe Cosenza, Nicola MeleQuirino Valvano, Silvio Carrieri (Guide Ufficiali Parco Nazionale del Pollino)

Maurizio Lofiego (Guida Ambientale Escursionistica)

Enzo Peluso (Forum Stefano Gioia)

Francesco Maturo (Presidente Soccorso Alpino Basilicata)

 

Sentieristica sul Pollino: considerazioni, critiche e suggerimenti

  • Cosa è e cosa non è un sentiero

Il presupposto di ogni discussione sulla sentieristica non può prescindere dal chiedersi: “cos’è un sentiero?”. Una volta tenuta in conto la sua corretta definizione si potrà fare un discorso sulla manutenzione e segnaletica. Definire cosa è qualcosa porta poi necessariamente  e logicamente a definire anche “cosa non è”.

Un sentiero è una traccia di calpestio. Sentieri esistono anche in natura, quando sono creati dal passaggio degli animali selvatici. Anche la giurisprudenza su questo è abbastanza chiara:  “Sentiero (o mulattiera o tratturo): strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e di animali“.

Dalla giurisprudenza emergono altre definizioni: il sentiero è individuato in quel tracciato che si forma naturalmente e gradualmente per effetto di calpestio continuo e prolungato (Cassazione, maggio 1996, n. 4265) ad opera dell’uomo o degli animali, in un percorso privo di incertezze e ambiguità, riportato nelle mappe catastali (Cassazione, 29 agosto 1998, n. 8633; Cassazione, 21 maggio 1987, n. 4623).

Ogni operazione che intenda mantenere e segnare un sentiero non può prescindere da questa definizione, che ha delle implicazioni notevoli, che richiamano in causa appunto cosa non dev’essere un sentiero.

Un sentiero per intenderci non è una strada sterrata aperta ex novo con una ruspa, non può essere costituito da traversine ferroviarie (sic!) (http://www.mountcity.it/index.php/2017/02/25/attenti-a-quel-sentiero-e-tossico/), gradini di pietra, di cemento o anche di legno. Non servono staccionate, panchine, capanni per l’osservazione della fauna o capanni in punti panoramici. Eventuali ponti per l’attraversamento di torrenti non possono e non debbono essere realizzati con i piloni in cemento, ma si deve usare solo il legno, costruendo rustici ponticelli, ancora meglio con materiale reperito in loco,  che sono perfettamente funzionali e si armonizzano con l’ambiente naturale.

La manutenzione di un sentiero cioè non può prescindere dal rispetto dell’integrità naturalistica dei luoghi, dall’impatto visivo delle opere, dall’armonizzazione del sentiero con l’ambiente circostante. I sentieri più belli che io conosca sono quelli nati grazie al passaggio dei pastori coi loro greggi, di carbonai o “mulattieri”…

Si richiamano questi aspetti deplorevoli della sentieristica perché esistono casi di sentieri realizzati nel Parco con criteri assolutamente inadeguati ed impattanti. Qui di seguito si riportano alcuni link ad articoli  in cui si parla appunto di esempi negativi di sentieristica nel Pollino: http://pollinowild.blogspot.com/2017/02/quando-la-sentieristica-deturpa-i.html; https://www.gognablog.com/sentieri-del-pollino/

http://pollinowild.blogspot.com/2010/09/ruspe-e-cemento-nella-valle-del-fiume.html

 

  • Segnaletica

E’ normale che la segnaletica in un Parco Nazionale sia importante nella sentieristica, per aiutare l’escursionista nell’orientamento. In proposito sono ormai di dominio comune le linee guida del CAI, Club Alpino Italiano sulle regole che dovrebbero tenersi nella segnaletica dei sentieri ( http://www.cce.cai.it/files/Op-167×24-Quad1-low.pdf ) Detto questo anche l’eccesso di segnaletica può creare impatto sulla bellezza e l’integrità wilderness dei luoghi. Dev’essere chiaro, a scanso di equivoci,  che un sentiero non è una strada urbana con guard rail e tabelle dappertutto.

In particolare si espongono alcune considerazioni, critiche e suggerimenti con riguardo al Parco del Pollino:

 

  • Evitare panchine, cestini di rifiuti, capanni, anche nei sentieri più turistici. Stiamo parlando di sentieri riguardanti un Parco Nazionale, non un parco urbano o una villa cittadina!
  • Le bandierine color bianco e rosso non dovrebbero imbrattare gli alberi secolari e monumentali: devono sempre prediligersi possibilmente sempre alberi giovani e di piccolo diametro. Evitare di apporre per lo stesso motivo bandierine su rocce monumentali.

 

  • Assolutamente da evitare le enormi file di massi o pietre disposte in linea retta “con la lenza” nei pianori o altre aree aperte, le “Linee Nazca”, come qualcuno le ha chiamate, come purtroppo è stato fatto anni fa. Ecco qui allegato un articolo critico sulla questione (https://www.wilderness.it/sito/il-pollino-e-la-sentieristica/).) Invece delle file di pietre si possono usare omini di pietra o piccoli paletti.
  • Sarebbero da preferire sempre le frecce e tabelle in legno e non in forex (ovvero plastica): il legno, oltre ad essere più ecologico e bello esteticamente è anche più resistente ad atti di vandalismo. Ad esempio, se si dà un pugno su una freccia o tabella in forex, questa si rompe facilmente, diversamente da una freccia di legno. Le frecce di forex, essendo di plastica, una volta a terra, rotte da incivili o da animali, diventano dei rifiuti inquinanti e antiestetici. (Vedere la segnaletica di parchi e aree wilderness americane per farsi un’idea…)
  • I tabelloni esplicativi vanno bene, ma solo agli imbocchi dei sentieri, vicino alle strade, non in alta montagna, come quelli affissi per esempio al Colle Gaudolino: in tal caso sono inutili e antiestetici. La natura non è un museo dove ad ogni passo ci dev’essere spiegato cosa c’è in un determinato luogo. Stesso discorso vale per i pannelli esplicativi su flora e fauna: per esplicare la flora e la fauna esistenti bastano le guide che potranno portare con sé delle schede o mostrar sul posto piante, animali avvistati, reperti. Il coinvolgimento delle guide potrà essere decisivo anche per la fruizione dei disabili. Non serve ad esempio stravolgere un sentiero con corde e staccionate presupponendo che una persona cieca vada da solo in un bosco tenendosi ad una fune, come è stato fatto molti anni fa a Bosco Magnano.
  • Le bandierine bianche e rosse dovrebbero sempre essere della misura standard (non delle “lenzuolate”!) ed essere poste solo dove necessario. Chi non ha un minimo senso dell’orientamento si affiderà ad una guida.  Ciò significa che in pratica non si può mettere un segno di conferma o di “conforto” ogni 5 metri, ma solo dove la traccia risulta labile o in prossimità di diramazioni importanti. Opportuni sono gli omini di pietra, ma piccoli e a secco (senza cemento, dovrebbe essere scontato).
  • La sentieristica dovrebbe privilegiare il ripristino di tracciati già esistenti, sentieri “storici” che magari si sono chiusi o la cui traccia è discontinua, rispettandone la conformazione originaria. Ciò è importante per valorizzare la rilevanza storico-antropologica di sentieri, mulattiere, tratturi…

 

  • Manutenzione ordinaria

Dalle ragioni espresse nei punti precedenti si desume che la manutenzione di un sentiero non può essere equiparata ad opere pubbliche come  strade asfaltate o  ponti. Gli interventi relativi alla sentieristica devono essere minimi, affidate a persone che conoscono e amano la natura, costanti negli anni, rispettosi dell’ambiente e spalmati nel tempo. Non si può pensare di creare o riaprire un sentiero e poi non intervenirvi anno dopo anno con piccoli aggiustamenti, appunto perché la manutenzione e la segnaletica di un sentiero non sono un’opera durevole per decenni.

In cosa consistono gli interventi di manutenzione? Di solito si tratta di pulire i sentieri da cespugli e rovi, allineare dove necessario pietre e rami per evidenziare la traccia, oltre a segnare i sentieri. Sono tutti interventi che andrebbero fatti ogni due-tre anni al massimo, non si possono fare “una volta per tutte”. Nella manutenzione ordinaria rientra il ripristino e il mantenimento di sorgenti e fontanili.

  • Sentieri e sicurezza

Il discorso sulla sicurezza può portare a implicazioni negative quando si parla di sentieri, perché con la scusa della sicurezza potrebbe sorgere la tendenza ad addomesticare, banalizzare e stravolgere i sentieri del Parco, i quali sono anche un patrimonio storico-antropologico che pertanto deve essere conservato nella sua integrità naturalistica e conformazione morfologica. Non si possono far diventare, per intenderci, sentieri per escursionisti esperti in sentieri turistici, come appunto è successo nel caso ad esempio del sentiero che porta a Ponte d’Ilice da Civita. Spesso la bellezza di un sentiero sta anche nella sua difficoltà, nei luoghi impervi che attraversa: la messa in sicurezza con staccionate, gradini, panchine, eccesso di segnaletica  ecc. spesso non fa che stravolgere appunto il fascino selvaggio o rurale dei luoghi attraversati. Per intenderci, se un sentiero di difficoltà E o EE attraversa un punto esposto, sarebbe sbagliato installarvi una staccionata, che con gli anni potrebbe anche diventare pericolosa.  Per fare un esempio, un sentiero come quello della Scala di Barile nelle Gole del Raganello, perderebbe tutto il suo fascino avventuroso qualora fosse addomesticato con la “messa in sicurezza”.

In linea generale,   non è il sentiero che deve adattarsi alle capacità dell’escursionista ma viceversa è l’escursionista che in base alle sue capacità dovrà adattarsi alla tipologia del sentiero. La natura farà spontaneamente selezione, cosicchè i sentieri e i percorsi che per la loro conformazione naturale sono più facili e turistici saranno fruiti da famiglie, bambini e anziani, mentre quelli più impegnativi da chi ha maggiori capacità ed esperienze. I turisti meno esperti si potranno rivolgere inoltre alle guide ufficiali/guide ambientali escursionistiche, che garantiscono ai loro clienti elevati standard di sicurezza sia con scelta dell’itinerario in base alla tipologia degli accompagnati, sia durante l’escursione con il supporto tecnico di cui sono capaci.

 

  • Chi lavora alla sentieristica?

Negli scorsi anni si è affidata la sentieristica a ditte e progettisti, appunto come se si trattasse di una grande opera pubblica, con appalti di centinaia di migliaia di euro. Pur non entrando nel merito delle modalità tecniche e burocratiche di assegnazione dei lavori, si enunciano affermazioni di buon senso, basate sull’esperienza e il richiamo al rispetto dei luoghi naturali e alla comunità locale. La sentieristica potrebbe diventare anche occasione di lavoro per le professionalità del Parco e dovrebbe essere affidata a Guide ufficiali del Parco, alle Guide Ambientali Escursionistiche (rientranti in associazioni come AIGAE e LAGAP), associazioni escursionistiche come CAI (Club Alpino Italiano) e altre presenti sul territorio (come l’associazione Gruppo Lupi di San Severino Lucano che rappresento). L’ideale sarebbe finanziare i comuni che potrebbero poi affidare alle guide locali i sentieri di pertinenza relativi alla valle/territorio di appartenenza. Ovviamente è scontato che la sentieristica in tutto il territorio del Parco dovrebbe seguire gli stessi standard generali. Eventuali braccianti, tecnici e progettisti dovrebbero essere coordinati dalle guide. In generale, lavori di manutenzione fatti bene hanno sempre visto la direzione e il coinvolgimento di guide esperte e associazioni.

Saverio De Marco

Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness e Delegato per la Basilicata

Guida Ambientale Escursionistica (AIGAE)

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

In ricordo di Giuseppe Cancelliere ad un anno dalla sua scomparsa

“Mi piace pensare a come sarebbe il mondo egli umani se tra i sentimenti dell’intera umanità quello per la bellezza fosse il privilegiato, nutrimento dell’anima, estasi.”

(Giuseppe Cancelliere)

 

*Intervento dell’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano al convegno in memoria di Giuseppe Cancelliere tenutosi a Policoro il 24 novembre 2018

46495289_2132339500164855_2227892002786115584_n

Giuseppe Cancelliere aveva conosciuto la nostra associazione precisamente due anni fa, ad un’iniziativa sul Chirotteri nel Parco del Pollino, ed era diventato subito uno dei nostri soci più attivi. Gli interessava in particolare l’approccio del Gruppo Lupi, orientato non solo all’escursionismo in senso meramente ludico-sportivo, ma anche alla divulgazione naturalistica e alla conoscenza del territorio. Come tutti sappiamo suo campo di interesse principale erano gli insetti e in particolar modo i coleotteri.

Le escursioni erano per lui  sempre l’occasione, perciò di fare anche ricerca entomologica. Ricordo Giuseppe guardare nei tronchi marcescenti, oppure osservare attento il terreno, spostando qualche pietra lungo il cammino, alla ricerca di qualche coleottero. Lo rivedo anche isolarsi ogni tanto dal resto del Gruppo, immerso nel suo mondo…

Dopo la sua iscrizione al Gruppo Lupi la nostra amicizia si stava consolidando e mi aveva rivelato che stava indagando su una nuova specie di coleottero del Pollino, del genere Dorcadion, che penso prenderà sicuramente il suo nome. Mi disse che stava anche facendo ricerca su una specie di maggiolino che non era stato ancora segnalato in Calabria. Ricordo che una volta lungo un sentiero mi capitò di avvistare un coleottero e gli segnalai subito la cosa. Lo prese in mano e ci spiegò che era un Dorcadion. Dopo l’escursione mi spiegò, in privato, che avrebbe voluto fare i salti di gioia, perché aveva trovato un esemplare della probabile nuova  specie che stava studiando in quel periodo. Giuseppe inoltre ci illuminava sui metodi della ricerca entomologica, che io e tanti altri ignoravamo prima di conoscerlo. Grazie a Giuseppe il mondo misterioso dell’entomologia diventava ad ogni escursione, ad ogni incontro, più chiaro… E io, come anche altri soci della nostra associazione presi l’abitudine di mandargli foto di coleotteri ed altri insetti che mi capitava di incontrare lungo le mie escursioni e che grazie alla sua bravura adesso riuscivo ad identificare.  In progetto c’era anche una ricerca sui coleotteri delle grotte, visto che Giuseppe era a conoscenza delle attività speleologiche del Gruppo Lupi. E anche in quel campo si aprivano scenari interessanti sulla ricerca faunistica e sulla possibilità di scoprire nuove specie…

 

Ma Giuseppe non era solo un entomologo. Era un ambientalista a tutto tondo che amava il Pollino e la natura selvaggia e che – voglio ricordare soprattutto questo – si impegnò attivamente nella battaglia che ci vide impegnati un anno fa per difendere il Fiume Frido dallo scempio dei lavori per la costruzione di una centrale idroelettrica… Battaglia che riuscimmo a vincere anche grazie all’impegno profuso da Giuseppe Cancelliere, che non mancò mai a nessun appuntamento.

Sarebbe riduttivo parlare di una persona, ovviamente, ricordando solo le sue passioni ed interessi. Dal punto di vista umano Giuseppe era prima di tutto una persona vera, leale, che accettava sempre il confronto ma che era sempre risoluto a difendere le idee in cui credeva. E parlava sempre  con cognizione di causa. Ricordo con piacere le tante discussioni che faceva con me e con altri soci, e che spaziavano dai temi della conservazione della natura nelle aree protette a quelli sulla gestione della fauna, all’etica della ricerca scientifica e alla politica… Nonostante fosse una persona riservata non erano pochi i momenti in cui Giuseppe si lasciava andare a battute divertenti, ridendo e  scherzando.

Mi capita spesso, e forse capiterò anche ad altri amici di Giuseppe, di incontrare dei coleotteri e di pensare immediatamente a lui. Come se un po’ della sua anima sia presente in quegli esseri misteriosi che lui tanto amava. Ed ho pensato a lui anche questa estate, a luglio, quando mi è capitato di avvistare un esemplare di Buprestide splendente, un gioiello vivente per la sua bellezza, importante perché si tratta del coleottero più raro d’Europa, che in Italia vive solo sui pini loricati del Parco del Pollino (di questo avvistamento c’è un video sul canale Youtube della nostra associazione). Ecco, quell’avvistamento speciale come tanti altri che faremo durante le nostre escursioni è dedicato all’amico Giuseppe Cancelliere e alla sua opera di ricerca e divulgazione naturalistica…

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

cdbee-2018-07-21_13
Buprestis splendends

La notte dei gufi: un incontro divulgativo per conoscere l’affascinante mondo dei rapaci notturni

DSC02576

Si è svolto a San Severino Lucano, sabato 20 ottobre, l’evento di divulgazione ambientale sui rapaci notturni, organizzato dal Gruppo Lupi San Severino Lucano e dal centro Studi de Romita. L’evento è stato patrocinato da AIGAE (Associazione italiana Guide Ambientali Escursionistiche), valido come corso di aggiornamento professionale per le guide. Più di una ventina i partecipanti, tra cui parecchie guide ambientali escursionistiche della Basilicata, naturalisti, escursionisti e comuni cittadini, venuti anche da lontano.

La relazione è stata tenuta dal Dott. Simone Todisco, naturalista e agrotecnico pugliese, che si occupa da anni di monitoraggi faunistici, con particolare riferimento ad avifauna ed erpetofauna, nonché di educazione ambientale. In tarda serata si è svolta invece una passeggiata notturna diretta all’ascolto dei versi dei rapaci notturni e con la finalità di esplicare i metodi di censimento utilizzati.

Il dottor Todisco, con uno stile espositivo semplice e al contempo con rigore scientifico, ha illustrato al pubblico la biologia, la morfologia e le questioni di conservazione degli strigiformi, toccando anche temi come la mitologia, le superstizioni e credenze legate a questi uccelli nelle culture umane. Gli strigiformi sono un ordine di uccelli presenti da sessanta milioni di anni, non imparentati con i rapaci diurni. La Basilicata vanta la presenza di quasi tutte le specie presenti in Italia (7 su 10), un tesoro immenso dal punto di vista della biodiversità. Come ha illustrato il dott. Todisco, tali specie sono dei bioindicatori, poiché ci danno ragguagli della salute di un determinato ambiente, per cui la loro presenza è indicativa di habitat sani. Sono inoltre alleati dell’uomo nell’agricoltura biologica, in quanto predatori di roditori dannosi per le piante, solo per fare un esempio. Sono, in parole povere, un simbolo sia dell’’armonia che può esistere tra uomo e natura nelle aree rurali, sia della wilderness, della natura più selvaggia e indomita, se si pensa a rapaci come il gufo reale.

Conoscere le problematiche inerenti la conservazione dei rapaci notturni è utile a soggetti come  le associazioni escursionistiche o  le guide ambientali. Permette di comprendere che esistono habitat integri che devono restare indisturbati: ad esempio, il gufo reale, raro e localizzato in Basilicata, nidifica in ambienti accidentati e cenge rocciose, ed è molto sensibile al disturbo antropico; per cui è bene che certe aree delicate siano poco o per niente frequentate (giuste quindi, ad esempio, le misure di regolamentazione delle attività di arrampicata nei siti riproduttivi). Le azioni di sensibilizzazione sono dirette a comprendere i problemi che caratterizzano i rapaci notturni, come gli avvelenamenti, le potature scorrette degli alberi, eliminazione di piante morte idonee alla riproduzione, l’impatto di cavi elettrici, pale eoliche e vetrate di edifici… e a intraprendere le necessarie misure di tutela (conservazione e gestione corretta degli ambienti naturali, attenzione nei restauri degli edifici, nidi artificiali ecc.).

Le guide potranno comunicare le conoscenze sulla fauna e quindi anche sui rapaci notturni a gruppi e comitive di turisti, nonché alle comunità locali, facendosi da mediatori tra il mondo scientifico e la gente comune, sfatando così miti duri a morire e ponendo un freno alla disinformazione (le tante bufale che girano su internet) che spesso si diffonde sui social.  Il ruolo delle guide e delle associazioni escursionistiche, in quanto conoscitori e “esploratori” del territorio, potrà risultare inoltre prezioso ai fini dei censimenti dei rapaci notturni, tramite avvistamenti e ritrovamento di tracce, come ad esempio le borre (rigurgiti che contengono ossa o esoscheletri, grazie ai quali è possibile risalire alle prede cacciate dai rapaci notturni).  Anche le istituzioni, come gli Enti Parco, potrebbero avvalersi del contributo di ricercatori e guide se si tiene ferma la mission che dovrebbe caratterizzare un’area protetta: ovvero la conservazione della natura rispettando i diritti delle comunità locali, nell’ottica di una fruizione turistica sostenibile delle aree naturali.

Lo spirito di questo come di altri incontri dell’associazione è quindi quello dell’iniziativa “dal basso”, che favorisce l’incontro e lo scambio di informazioni tra soggetti con esperienze e conoscenze anche diverse, che crea situazioni di socialità e prelude, sinergicamente, a nuove iniziative. Le associazioni possono dare un contributo importante nell’educazione e nella divulgazione ambientale e spesso colmano il vuoto lasciato dalle istituzioni.

Come da statuto, l’associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano persegue appunto tra le altre cose, la finalità della divulgazione ambientale, e in un senso molto “pratico”: nelle nostre escursioni si ha sempre un approccio non meramente ludico-sportivo ma naturalistico, con lo scopo di osservare l’ambiente che ci circonda. Molto attenti inoltre siamo ai social, veicolo di diffusione straordinario di informazioni, se usato in maniera corretta. Da qualche anno è attivo il gruppo Face book dell’associazione, una delle pagine sul territorio del Pollino (e non solo) più seguite, aggiornato quotidianamente, dove si discute di flora e fauna, di tutela ambientale e di turismo naturalistico, dove anche la gente comune può contribuire con proprie foto e aneddoti, chiedendo pareri agli esperti che vi intervengono.

In queste ultime righe conclusive si ringrazia il dott. Simone Todisco per la sua interessante conferenza, la socia Tina De Palma per averla resa possibile, l’AIGAE per averla patrocinata. Si ringrazia inoltre Don Antonio Zaccara per aver messo a disposizione la sala del Centro Parrocchiale e la Pro loco di San Severino Lucano per il supporto tecnico. Si ringraziano i partecipanti e gli interessati all’evento.

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

Guida Ambientale Escursionistica AIGAE

Consigliere nazionale Associazione italiana Wilderness (AIW)

Il Piviere Tortolino

Avvistamento di una coppia del raro Piviere Tortolino nei pressi delle paraterie di cresta di Serra delle Ciavole, durante l’escursione sociale del Gruppo Lupi San Severino Lucano del 15 settembre 2018 (foto di Maurizio Lofiego). “Si tratta di uno degli uccelli più rari d’Italia, frequentatore e nidificante nell’Artico e, in Italia nella sola Majella. In questo caso si tratta indubbiamente di individui in rotta di migrazione, i quali al contrario degli altri uccelli d’acqua anziché le paludi, per le loro soste scelgono i pascoli d’altitudine alpini ed appenninici” (F. Zunino). Per altre informazioni sul Piviere tortolino segnaliamo il seguente link: http://www.libereali.it/2012/08/a-tu-per-tu-con-il-piviere-tortolino.html

41850529_10212978740044864_1863765152172605440_n (1)41788450_10212978739844859_5404232425138028544_n03_Charadrius_morinellus_distr_