Estate Sanseverinese: musica, spettacoli, cultura ed enogastronomia per tutto il mese di agosto

Agosto si avvicina e come tutti gli anni, San Severino Lucano presenta un cartellone estivo ricco di eventi.

In realtà si parte già dal 27 luglio con il “Festival dell’Escursionismo”, 4 giorni alla scoperta del Parco Nazionale del Pollino con escursioni, dibattiti, sentieri animati per i più piccoli e grandi ospiti. Il Pollino non sarà l’unico protagonista. Con “Una vita in cammino alla scoperta di un’Italia sconosciuta”, Riccardo Carnovalini, scrittore, fotografo e, soprattutto, camminatore, racconterà il territorio italiano esplorato in trenta anni di cammino.

Celebrazioni sacre, animazione e tantissima musica animeranno i primi giorni dell’agosto sanseverinese. Il 4 agosto, poi, sarà il momento di uno degli eventi più longevi dell’area, il “Pollino Music Festival”, una manifestazione lunga 22 anni che quest’anno porterà sul palco due voci molto apprezzate del panorama nazionale: Niccolò Fabi

e Levante. L’apertura del festival sarà affidata alla band lucana Krikka Reggae. Il 5 agosto sarà il momento del cantautore romano che, al suo ventesimo anno di carriera, porterà tutta la delicatezza della sua musica. Infine, il 6 agosto, chiuderà la rassegna Levante, giovane, esplosiva e sorprendente artista che proprio nel 2017 ha ricevuto la consacrazione nel panorama pop nazionale. Con il suo tour “Estate nel caos” porterà sicuramente scompiglio nelle tranquille serate sanseverinesi.

Il 10 agosto si spegneranno i riflettori per dare spazio all’osservazione astronomica con il “Pollino Sky Festival”.

Moda, musica, spettacolo, cultura ed enogastronomia si alterneranno durante tutto il mese ma, tra gli altri eventi in Cartellone, degno di particolare nota è sicuramente l’evento “La Terra dei Briganti. Festival della cultura merid

ionale” che si terrà dall’11 al 13 agosto. La manifestazione si aprirà con il dibattito “La questione meridionale. Storie di ordinaria emigrazione”, quest’anno impreziosito dalla presenza dell’attrice/autrice Egidia Bruno. Emigrante anche lei per motivi di studio e lavoro, la lucana che ha avuto l’onore di collaborare con il maestro Jannaci, con il suo spettacolo “W l’Italia.it” affronterà davanti al pubblico di San Severino alcune delle problematiche, spesso taciute, della “questione meridionale”.

Seguirà la presentazione del libro “La strada per la Città” di Saverio De Marco, opera che, attraverso la semplice narrazione di situazioni di vita quotidiana di uno studente fuori sede, riflette sulla condizione di emigrante.

All’interno del cartellone, il 12 agosto andrà in scena “O BRIGANTE O EMIGRANTE“, rappresentazione teatrale itinerante. Alla memoria di Antonio Franco, Serafina Ciminelli e tutti gli altri, i suoi autori hanno affiancato quelle di chi è stato costretto ad emigrare senza poter lottare per la propria terra. Così, partendo da quanto scritto da Francesco Saverio Nitti per un’inchiesta parlamentare del 1906, il quale sosteneva che le uniche due soluzioni alle impossibili condizioni dei braccianti

meridionali erano quelle di essere o briganti o emigranti, gli autori hanno ricostruito la memoria di chi ha dovuto compiere questa scelta.

Lungo il percorso allestito nei vicoli di San Severino Lucano, lo spettatore troverà donne agguerrite pronte ad armarsi e combattere, e non solo per seguire il proprio uomo, come spesso è stato raccontato; uomini pronti ad allontanarsi dalla propria famiglia e a calpestare la propria dignità pur di regalarne una ai propri figli; uomini e donne costretti a piegare la testa e sopportare continui soprusi ; uomini che tornano dalle loro moglie dopo molti anni, quando ormai troppe cose sono cambiate.

La riflessione e la malinconia faranno spesso spazio all’ironia e alla risata per un tour dagli eccessi emotivi. Le note dei “Core Battente” l’11 agosto, dei “Lira Battente” il 12 e dei “Radio Lausberg” il 13, faranno da culla a questa altalena di e

mozioni.

Dopo questo evento di punta, durante tutto il mese continueranno gli appuntamenti firmati Pro Loco del Pollino: si ripartirà proprio il 14 agosto con lo storico e apprezzatissimo itinerario gastronomico, per poi proseguire, lungo tutto il mese, con serate musicali, spettacoli, sagre e tanto altro in una San Severino Lucano che non si stanca mai di stupire e divertire i suoi visitatori.

Elisabetta Ciminelli

 

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Escursione al Frido nei luoghi dello scempio

Si è svolta il 15 luglio l’escursione di sensibilizzazione al Fiume Frido, organizzata dall’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano, nei tratti interessati dallo scempio dei lavori per la centrale idroelettica. Nella prospettiva dell’associazione Gruppo Lupi, l’escursionismo non ha solo finalità meramente ludico sportive, ma può essere un modo per rilevare certe problematiche presenti sul territorio, conoscerlo e difenderlo. Hanno partecipato più di venti persone, provenienti non solo da San Severino ma da altri paesi della Calabria, della Basilicata e della Puglia, con età,  eprerienze ed occupazioni diverse, ma accomunate dalla volontà di tutelare gli ambienti naturali (e rurali) del Pollino. Una dimostrazione della possibilità di creazione di una “rete”  sociale di persone attente alla salvaguardia del territorio, che portino il loro contributo attraverso le loro sensibilità e competenze. Un ringraziamento va a tutti i partecipanti, che sono venuti anche da lontano per presenziare all’iniziativa e anche a chi non ha potuto partecipare.

Un bel sentiero che scende al Frido attraverso un bel bosco di cerro ci ha portati al Mulino Magnacane, sulle rive del Frido. Qui cominciano purtroppo gli spianamenti effettuati dalla ditta, e tutti i partecipanti hanno potuto constatare con i loro occhi i gravi dannni arrecati dalle ruspe all’ecosistema fluviale, con spianamenti, tagli di alberi e occlusione del letto del fiume con i detriti di scavo, già documentati ampiamente dalla nostra e associazione. Al ritorno invece si sono percorsi gli ambienti ancora integri del Fiume, sia sulla riva sinistra che su quella destra. Al ponte di Cornale si è imboccata la bella stradina immersa nei boschi che si sviluppa nel comune di San Severino, ideale per passeggiate e mountain bike, che ci ha riportanti al punto di partenza dell’escursione.

Al ritorno dell’ escursione  l’associazione Gruppo Lupi ha conferito la qualifica di Socio Onorario al Dott. Ferdinando Laghi, presente all’iniziativa, con le seguenti motivazioni: “Per il suo costante impegno nella tutela degli ambienti naturali del Pollino e della salute delle comunità locali. Per aver rappresentato al meglio e con spirito democratico la voce e le istanze delle associazioni, dei comitati e dei cittadini all’interno del Consiglio Direttivo del Parco.”

Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

 

 

 

Inghiottitoi e grotte dei briganti: una giornata di ricerca speleologica

Esplorazione di Indio, Maurizio Lofiego, Antonio e Michele Mitidieri

Sono sicuramente tante le porte d’accesso al mondo sotterraneo del Pollino. Spesso però sono chiuse al passaggio dell’uomo, altre volte sono aperte ma portano a dei vicoli ciechi. L’importante è continuare la ricerca e non arrendersi alle difficoltà. La giornata di oggi è stata dedicata alla ricerca speleologica in alcune aree selvagge ed impervie delle pendici di Serra di Crispo. L’inghiottitoio, dedicato a Jules Verne, è tappato dalla terra, ma presenta un foro che abbiamo allargato con una zappa quel tanto che è bastato per passare e infilarci nella grotta sotterranea. Appena scesi giù per due metri, ci siamo resi conto che sotto di noi c’era un pozzo verticale, per accedere al quale bisognava scivolare  lungo uno stretto passaggio. Un problema è stato il tipo di roccia incontrata, caratterizzata da dentellature aguzze e taglienti. Affacciandoci giù, capiamo che il pozzo non è profondo e che c’è possibilità di poggiare i piedi. Decidiamo di calarci e di affrontare lo stretto passaggio. Va per primo Maurizio, sceso giù ci comunica che l’nghiottitoio continua ma il passaggio è troppo stretto. Ci passa l’acqua ma non una persona! Speravamo che questo inghiottitoio potesse rappresentare l’accesso a qualche caverna sotterranea, ma non è così purtroppo. In tutto il pozzo è lungo circa sette metri. Una scoperta comunque interessante, perchè raramente si trovano inghiottitoi non tappati in cui si può accedere. La risalita con la maniglia  presenta qualche difficoltà, perchè le dentellature della roccia trattengono la tuta e l’imbrago, che quindi si impigliano. Ma con un po’ di pazienza e facendo presa sugli appigli della roccia ci tiriamo su e riusciamo a superare il passaggio insidioso. Ci leviamo tute e imbraghi e proseguiamo nell’esplorazione, nella foresta selvaggia e maestosa, diretti ad una zona che, certe testimonianzae orali raccolte in paese, indicavano come quella della leggendaria grotta del brigante Franco. Arrivati alla meta ci dividiamo ed ognuno esplora un settore. Io trovo una zona rocciosa spettacolare, con profondi karren, frutto dell’erosione carsica superficiale. Mi segno anche il waypoint di un buco che va giù per circa due metri. Terminata l’esplorazione raggiungo i compagni che hanno esplorato un altro settore. Loro hanno trovato due piccole grotte; me le fanno vedere così le posso filmare. Una in particolare, intitolata “Grotta Verde”, è simile come conformazione alla Grotta di Timpone Vitelli ed è probabile, essendo questa zona frequentata dai briganti, che fosse usata dagli stessi come nascondiglio. L’altra è invece formata da massi accatastati gli uni sugli altri. Veramente un luogo wilderness, da sogno. Poco dopo sulla via del ritorno, scopriamo invece un “capovento”, un buco da cui esce aria fredda: segno che là sotto ci dev’essere di sicuro una caverna! Il buco è stretto e non si può passare. Ritorneremo sicuramente in questa zona per esplorarla meglio, perchè dal punto di vista speleologico… promette bene.

Video

Foto (di Michele Mitidieri e Maurizio Lofiego)

 

Centrale del Frido: un’ ordinanza dell’Ente Parco sospende i lavori e obbliga la Lageri s.r.l. al ripristino ambientale

E’ notizia di oggi di un’ordinanza dell’Ente Parco del Pollino (n. 3 del 23-06-2017) pervenuta all’ass. Gruppo Lupi San Severino Lucano (che si allega a questo comunicato) relativa alla sospensione dei lavori per la centrale idorelettrica del Frido. L’ordinanza è stata emessa a seguito di un sopralluogo efettuato dai tecnici dell’Ente Parco nella zona del Mulino Magnacane, che hanno avuto modo di appurare la validità della denuncia sullo scempio in atto fatta da alcune associazioni presenti sul territorio, che per prime hanno effettuato dei sopralluoghi, con opportuna documentazione fotografica e dando notizia agli organi di stampa.
La sospensione dei lavori è un risultato importante, come pure l’obbligo di ripristino dei luoghi che ricade sulla ditta Lageri s.r.l., l’autrice di questo scempio che però, ricordiamolo, è stato possibile perchè il progetto fu autorizzato anni fa da Ente Parco e altre autorità. Bene ha fatto il Parco ad ordinare il ripristino ambientale a carico della ditta, ma ormai (purtroppo) ciò che si può ripristinare è ben poco. Tale progetto, come più volte è stato detto,  non andava autorizzato dall’inizio. Il problema  non è solo che i lavori si siano discostati dal progetto originario, ma che questa centrale idroelettrica provocherebbe oltre al danno paesaggistico anche un’ulteriore  captazione del Frido; che essa è incompatibile in un’area protetta, la cui mission è quella di tutelare gli habitat integri come i corsi fluviali e renderli fruibili unicamente per attività sostenibili come escursionismo, turismo naturalistico,  mountain bike, pesca ecc.
L’associazione Gruppo Lupi, pur essendo ovviamente soddisfatta del risultato raggiunto, non abbasserà la guardia su questa vicenda, perchè l’obiettivo è evitare ulteriori disastri, i quali  potranno scongiurarsi solo bloccando e archiviando definitivamente il progetto della centrale del Frido.

Saverio De Marco
Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano
Consigliere nazionale Associazione Italiana Wilderness
Guida Ambientale Escursionistica

http://asp.urbi.it/urbi/progs/urp/ur1ME001.sto?DB_NAME=n1200217&StwEvent=101&OpenTree=23&Archivio=

 

 

 

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Centrale idroelettrica del Frido: la lettera del Gruppo Lupi alle autorità

OGGETTO: REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE IDROELETTRICA SUL FIUME FRIDO E DANNI AMBIENTALI DEI LAVORI

La scrivente Associazione denominata Gruppo Lupi San Severino Lucano (con sede in Via Nicola Germano 16, 85030 San Severino Lucano PZ, Codice fiscale: 91015800765), intende prendere posizione nei confronti della realizzazione di una centrale idroelettrica sul Fiume Frido, all’interno del Parco Nazionale del Pollino. Tra le finalità del Gruppo Lupi San Severino Lucano vi sono, come espresso dal suo Statuto, la protezione della flora, della fauna e del patrimonio geologico del Massiccio del Pollino.

Il Gruppo Lupi ha di recente effettuato un sopralluogo al fiume, nei pressi di località “Mulino Magnacane”, nel comune di Viggianello, producendo un’opportuna documentazione fotografica dell’inizio dei lavori. Intanto, non è stata trovata nessuna tabella informativa, come prescrivono i regolamenti. Le foto documentano spianamenti ed enormi movimenti di terra, alberi tagliati e l’apertura di piste larghe in certi tratti decine di metri. In pratica l’habitat del fiume Frido in quel tratto è stato stravolto, il paesaggio deturpato: e tutto ciò in piena Zona 1 del Parco! L’ impressione, inoltre, è che i lavori si discostino dal progetto originario, illustrato in una Delibera della Regione Basilicata (la DGR n. 835/2013 del 09/07/2013). Nella relazione del progetto si parla di massima tutela dell’habitat della lontra e della trota fario. Si afferma che la condotta forzata dovrebbe utilizzare strade e tratturi già esistenti. Si doveva utilizzare la stradina di servizio della fognatura esistente di max 3 m di larghezza, invece hanno creato una strada larga in alcuni punti più di 30 m, letteralmente cancellando il bosco ripariale e occludendo l’alveo del Frido con migliaia di tonnellate di detrito di scavo. Ma era uno scempio prevedibile: autorizzare un progetto del genere è stato come affidare le pecore al lupo!

Comunque la cosa da ribadire, al di là di ogni valutazione del progetto, sull’utilità o meno di una centrale idroelettrica, degli interessi che vi girano attorno e dei soldi pubblici spesi per realizzarla, è la totale incompatibilità di una centrale idroelettrica con la mission di un Parco Nazionale. I Parchi originariamente erano stati istituiti per conservare certi ambienti naturali, come appunto i corsi d’acqua ancora integri e la loro biodiversità, non già per proporre lungo le rive dei fiumi centrali a biomassa o centraline idroelettriche, che spesso fanno solo gli interessi di certe lobby e non già quelli della natura e dei cittadini. Il Frido non serve a produrre energia elettrica, ma va tutelato e conservato per il rispetto che dobbiamo non solo all’ambiente, ma anche alle generazioni future. Esprimiamo perciò come escursionisti, ambientalisti, guide escursionistiche e semplici cittadini del Gruppo Lupi che conoscono bene il fiume, lo amano e lo frequentano da decenni, la netta contrarietà alla centrale idroelettrica del Frido.

Facciamo notare come un’ulteriore captazione dell’acqua comporterebbe un serio problema per le forme di vita che vivono lungo il fiume, delle quali la più rappresentativa è la lontra, specie dichiarata, ricordiamolo, a rischio di estinzione.

Ridicoli ci sembrano poi i “contentini” presenti nel progetto, come i percorsi didattici e di trekking lungo la condotta forzata per far capire ai turisti “come il fiume produce energia”; oppure i laghetti artificiali per accontentare qualche pescatore, quando una pesca di qualità si può praticare solo in ambienti incontaminati e ancora selvaggi, quali sono appunto molti tratti del Frido.

Per la “valorizzazione” del fiume abbiamo un patrimonio di sentieri e stradine, per percorsi a piedi, in mountain bike o a cavallo, già presenti o da realizzare in futuro, che portano e possono portare ogni anno migliaia di visitatori; itinerari che proprio i lavori della centrale stanno cominciando a deturpare (basti vedere appunto come è stata ridotta l’area attorno al Mulino Magnacane!). Sul territorio esistono inoltre persone competenti che lavorano nel settore turistico e che sono in grado di far conoscere ed apprezzare il Frido e le sue meraviglie. Solo questa è un’ottica di “sviluppo sostenibile”, non già la produzione di energia rinnovabile a discapito della conservazione naturale!

L’associazione Gruppo Lupi San Severino è seriamente preoccupata per quella che è una vera e propria aggressione ad uno degli ambienti fluviali più belli ed integri del nostro territorio ed esprime rammarico per la decisione dei comuni di autorizzare la costruzione della centrale idroelettrica, soprattutto perché le amministrazioni comunali si erano distinte in passato per scelte politiche di tutela ambientale. Si fa perciò appello ai comuni coinvolti, all’ Ente Parco e altre autorità competenti affinché si impegnino per bloccare definitivamente i lavori, rinunciare al progetto, optare per una scelta conservazionista e di salvaguardia, la sola che può essere accettabile nel nostro territorio. Lo scempio in parte è purtroppo già avvenuto, come documentato da alcune foto allegate alla presente; se anche un ripristino dello stato originario dei luoghi è impossibile, si richiede almeno un ripristino potenziale riparando, per quel che si può, il danno compiuto. Successivamente, se lasciato in pace, il fiume si riprenderà il mal tolto: ci vorranno parecchi anni, ma col tempo la natura rimarginerà anche questa ennesima ferita prodotta dalla scelleratezza umana…

Nella speranza che la voce della nostra associazione venga ascoltata, si porgono i più cordiali saluti.

Saverio De Marco

Presidente del

Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

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cartina: elaborazione di G. Braschi

Calata al Cacch’v

Diario – 30 marzo 2017

Calata al Cacch’v

Discesa in corda doppia alla grotta del Cacch’v – by Indio e Maurizio Lofiego

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Era da tempo che volevamo fare una calata al Cacch’v, la mitica grotta conosciuta dai pastori e dai cacciatori di un tempo. Finora avevamo esplorato l’interno e il foro sommitale in due diverse escursioni. Con la calata abbiamo potuto fare una discesa integrale unendo i due percorsi. Arrivati all’ingresso prepariamo l’attrezzatura. E’ una discesa delicata, ogni manovra deve essere valutata con attenzione. In primo luogo avvolgiamo la mia mezza corda di 30 metri attorno ad un albero per arrivare al punto in cui dobbiamo fissare la corda di 60 metri, con cui ci caleremo nella grotta dall’ampio foro sommitale. Maurizio si assicura alla corda e si cala in doppia fino al grande albero su cui fisseremo la corda lunga, avvolge una fettuccia e tramite una longe si assicura all’albero creando una sosta; solo dopo che ha fatto questo si sgancia dal discensore.
Poi scendo io, sempre in doppia sul ripido pendio per portargli la corda lunga, che ho sullo zaino. Mi aggancio anche io all’albero. Srotoliamo insieme la corda e la buttiamo giù. “Fa impressione anche solo buttare la corda là dentro”, afferma Maurizio. Ed è così, il Cacch’v visto dall’alto fa un’enorme impressione ed è certo che in questi casi non si possono sbagliare le manovre, perché si rischia davvero “l’osso del collo”. Il Cacch’v era il recipiente usato dai pastori per bollire il latte, di forma cilindrica. In questo caso abbiamo a che fare con un cilindro di una trentina di metri, quasi a forma di imbuto. Preparo il discensore e comincio a calarmi, un passo alla volta. Qualche pietra inevitabilmente rotola giù, finendo nella grotta con un rumore ritardato. Qualche anziano mi ha raccontato che da giovani i pastori si divertivano a buttare le pietre dall’alto per sentirle rotolare giù per diverse decine di metri.

Arrivati sull’orlo della grande apertura circolare, sappiamo che non potremo più tenere i piedi alle pareti e dovremo calarci nel vuoto per una quindicina di metri. E’ il momento più adrenalinico della discesa. Ci sono finalmente, è ora di staccarmi dalle pareti; il movimento mi viene un po’ brusco e sbatto con il ginocchio sinistro, ma non forte; la corda si tende, resto sospeso nel vuoto. In realtà calarsi nel vuoto appesi “ad un filo” è più facile e comodo rispetto a quando si tengono i piedi alla parete; averne timore è per lo più un fatto psicologico. Arrivato giù, grido a Maurizio che sono sceso e mi sono staccato dalla corda. Mi allontano dall’apertura, perché Maurizio smuoverà delle pietre che potranno cadere… e così succede. Maurizio da sopra mi grida che cascano le pietre, ma lo tranquillizzo perché sono al riparo sulle pareti sul lato destro della grotta. Accendo l’action-cam e la macchina fotografica, per riprendere la scena, fra un po’ Maurizio sarà dentro: arriva, sembra stare a testa in giù come un pipistrello. Eccolo staccarsi e scendere sullo sfondo del cerchio illuminato dell’apertura circolare, che contrasta con la scarsa luce dello “stanzone” interno della grotta.

Recuperiamo la corda, facciamo una sosta e poi ridiscendiamo: ci attendono altre due calate in doppia più facili, l’ultima delle quali difficoltosa per la presenza dei rovi. Stavolta usiamo la mezza corda da trenta metri. Mentre mi calo mi fermo dove posso e con il coltellaccio a taglio i rami delle spine, per agevolare la discesa del mio compagno. E’ un misto di speleologia, alpinismo ed escursionismo su terreno impervio e selvaggio, l’escursione di oggi.

Ma al di là dell’adrenalina e dei dettagli più tecnici di questa discesa, le osservazioni naturalistiche non sono mancate durante l’escursione: a cominciare dall’avvistamento di una grossa fatta di lupo, del merlo acquaiolo e di una coppia di corvi imperiali, oltre alle fatte ed impronte di cervo. Quel che conta è vivere la natura nel suo stato di wilderness, cercare sempre l’avventura, indipendentemente dall’attività praticata.

 

 

Video 

(https://www.youtube.com/watch?v=IVpstrkvpeE&feature=youtu.be)

 

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Una serata dedicata al lupo a San Severino Lucano

Si è svolto il 27 dicembre con successo “Il lupo che non conosci”, evento dedicato al lupo, organizzato dall’Ass. Gruppo Lupi di San Severino Lucano, in collaborazione con il relatore (e nostro socio) Antonio Iannibelli, fotografo, naturalista e scrittore originario di San Severino, uno dei curatori del sito italianwildwolf.com e referente dell’associazione culturale “Provediemozioni.it”.

Dopo il workshop sui chirotteri di novembre anche quest’ iniziativa si inserisce tra le attività che la nostra associazione dedica alla divulgazione delle tematiche ambientali. Pur essendo un’associazione fondamentalmente “escursionistica”, il Gruppo Lupi ritiene infatti di non limitarsi ad un approccio meramente ludico-sportivo alla montagna.  Siamo consapevoli, inoltre, che la conoscenza della natura non debba restare chiusa nelle “aule universitarie” o rimanere prerogativa dei soli ambiti specialistici. Si può dire infatti che anche figure come naturalisti, cacciatori fotografici, guide escursionistiche o semplici appassionati possano agire da “mediatori” apportando un  contributo notevole alla divulgazione ambientale, attraverso una trasmissione del sapere che arrivi cioè alle persone comuni. Il lavoro che possono fare le piccole associazioni non va trascurato, per il rapporto simbiotico che queste possono avere con il territorio le risorse motivazionali che stanno dietro alla loro costituzione. L’evento è stato patrocinato dall’AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), valido come corso di aggiornamento per i soci iscritti.

Conoscevamo già Antonio per il suo libro “Un cuore tra i lupi”, dove racconta la sua infanzia nel Pollino e la successiva riscoperta della natura selvaggia e del lupo nell’Appennino Tosco-Emiliano, nella terra d’emigrazione dell’autore. Quando Antonio ha deciso di aderire alla nostra associazione, gli abbiamo subito proposto di organizzare una serata sul lupo da tenersi a San Severino, dove si potesse raccontare questo magnifico predatore con sue foto e aneddoti ricavati da un’esperienza decennale di ricerca e studio, sulle tracce dei lupi. Il lupo è presente anche nel logo della nostra associazione e per chi vive sul Pollino è un forte simbolo identitario, che ci lega alla nostra montagna e alla natura selvaggia. Si può dire, in realtà, che anche tra pastori e cacciatori di un tempo (almeno in base ai miei personali ricordi) non ci sia mai stato “odio”  per il lupo. Il lupo era (ed è), una forza della natura selvaggia, un po’ come la neve sulle montagne d’inverno… né buono e né cattivo e quindi sfuggente alle nostre categorizzazioni. Come diceva il conservazionista americano Aldo Leopold, dobbiamo sforzarci di “pensare come una montagna”: il lupo  è parte dell’equilibrio naturale di un certo habitat, un elemento biologico imprescindibile di un ambiente sano. Appunto per questa sua natura di predatore, la conflittualità con le attività umane era però inevitabile; purtroppo negli anni Settanta  le persecuzioni portarono il lupo appenninico in serio pericolo d’estinzione. Ovviamente se si vuole convivere con il lupo è necessario che i diritti degli allevatori vengano sempre rispettati e che (essendo la fauna selvatica proprietà dello Stato) tutta la collettività  si “accolli”, per così dire, i costi che eventualmente possono esserci per le comunità locali a causa delle predazioni di bestiame domestico.

Nel suo excursus fotografico Iannibelli  ha toccato vari argomenti, dai metodi per riconoscere un lupo ai segni della sua presenza, la biologia e il comportamento sociale, i confitti con l’uomo e altri problemi; in particolare Iannibelli ha inteso sfatare alcuni “miti” sul lupo duri a morire, alimentati purtroppo anche da certi giornalisti con poca preparazione in campo ambientale e alla ricerca del sensazionalismo mediatico. Tanti sono stati gli interventi del pubblico, che ha interagito con il relatore tramite domande e osservazioni che hanno dato vita ad un interessante dibattito.

Un ringraziamento particolare va ad Antonio Iannibelli e ai suoi collaboratori. Si ringraziano tutti quelli che hanno partecipato all’iniziativa, in special modo coloro i quali hanno percorso molti chilometri di distanza per essere presenti all’appuntamento. Ringraziamenti vanno anche a Don Antonio Zaccara per averci concesso la disponibilità del Centro Parrocchiale e alla Pro Loco di San Severino Lucano per la collaborazione.

Saverio De Marco

Presidente del Gruppo Lupi San Severino Lucano

Foto di Maurizio Lofiego