Ritrovato morto esemplare di Martora durante un’escursione del Gruppo Lupi

Articolo apparso su: http://www.basilicatanotizie.net/comuni/pollino/11544-ritrovato-morto-esemplare-di-martora-sul-pollino

Ritrovato morto esemplare di Martora sul Pollino

 

E’ stato ritrovato morto ieri sul massiccio del Pollino un esemplare di Martora in zona “Acquatremola” ricadente all’interno del comune di Terranova di Pollino. La scoperta è stata fatta durante una delle consuete escursioni organizzate dall’associazione “Gruppo Lupi San Severino Lucano”. La Martora o Martora Eurasiatica è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia Mustelidae. L’esemplare ritrovato all’interno della vegetazione a prima vista non presentava segni di alcun tipo sul corpo, come si vede nella foto che ci è stata inviata da Maurizio Lofiego, quindi la causa della morte al momento è ignota. Di esemplari di questo tipo sul massiccio del Pollino se ne vedono abbastanza, anche se è molto simile alla Faina, quindi difficile da identificare se non si è molto esperti.

Claudio Sole

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Recenti avvistamenti: aquila reale e picchio nero

di Maurizio Lofiego

Anche se la foto andrebbe cestinata perchè mossa, non posso non pubblicare questa meraviglia!
L’avvistamento è di oggi pomeriggio dalla timpa della Madonna di Pollino, una coppia di aquile reali che volteggiavano a bassa quota sul Frido, probabilmente alla ricerca di prede. L’avvistamento del rapace è molto raro specialmente nei versanti nord del massiccio del Pollino.
Incredibile poi, fotografarla dall’alto verso il basso.
Sono riuscito a fotografarne una sola, ma vista la notevole distanza e la fotocamera non proprio adatta a questo tipo di foto, mi ritengo molto fortunato.
Quando l’ho ingrandita sulla fotocamera non credevo ai miei occhi, tanto che ho chiesto conferma a gente più esperta di me: trattasi di un bellissimo esemplare di Aquila reale adulta…
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foto di Maurizio Lofiego
Picchio nero maschio, fotografato nel pomeriggio del 26 aprile a Bosco Magnano, il Picchio nero è il più grande e il più raro dei picchi europei, rarissimo negli appennini

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Una meraviglia selvaggia: nelle Gole di Fosso Torno (29 marzo 2018)

Da tempo avevamo intenzione di esplorare le Gole di Fosso Torno, una località da sempre snobbata ( della serie “è solo un fosso”, appunto). L’approccio della nostra associazione è esplorativo e con un occhio rivolto a località di bassa montagna per niente turistiche, ma meritevoli di attenzione.  Posti che spesso riservano delle grosse sorprese, come nel caso di queste gole. Più che di un “fosso” si tratta infatti di un vero e proprio torrente con delle forre di tutto rispetto, che ricorda in certi tratti le atmosfere del Raganello. Una meraviglia naturale usata nei decenni come discarica, ma che meriterebbe di essere bonificata e fatta conoscere, anche come un percorso di canyoning.
Dalla famiglia Oliveto che gestisce il bar di Torno, già avevamo saputo che la discesa del torrente era stata compiuta da alcuni speleologi pugliesi in estate tanti anni fa (forse l’unica esplorazione di torrentismo che si conosca). Non può essere certo un posto turistico e facilmente fruibile, essendo impervio e selvaggio, ma quantomeno bisognerebbe  rimarcare che nel territorio di Viggianello esistono gole così spettacolari.All’inizio l’obiettivo era “speleologico”, ovvero quello di esplorare alcune cavità che si vedevano sotto la strada, da Cozzo Cricchio. Lasciamo la macchina vicino al muro e scendiamo nel bosco. Sotto la strada c’è una discarica a cielo aperto: copertoni, lavatrici, recipienti di plastica vari, persino due carcasse di vecchie auto! Evito di pubblicare le foto dei rifiuti, mettendo in risalto solo ciò che abbiamo visto di bello. Incontriamo le pareti che ci interessano e ci facciamo strada con il macete tra i rovi. Dalle belle pareti percola l’acqua. Di grotte nessuna traccia però, solo piccoli “ripari” sotto le pareti. Da lontano si vede anche un ruscello che forma una cascata molto alta che scende nel torrente lungo le alte pareti (dagli abitanti di Torno al bar, verremmo dopo a sapere che si chiama “cascata della zita”). Allontanandoci dalla strada scompare finalmente l’immondizia: siamo in un bel bosco di leccio. Arriviamo finalmente giù, ma per giungere al letto del torrente dobbiamo usare la corda doppia, seppure per un breve tratto. Scesi sotto ci accorgiamo subito della bellezza del posto, un vero e proprio torrente incassato nella roccia e delimitato da alte pareti. Anche qui purtroppo di tanto in tanto si incontrano dei rifiuti, anche se più che altro di piccola entità (oggetti di plastica soprattutto). Forse la bonifica del torrente sarà possibile solo se i futuri torrentisti che frequenteranno le gole avranno la pazienza poco alla volta di portarsi uno zaino più capiente dove riporre i rifiuti incontrati. Continuiamo a scendere giù, cercando di non bagnarci i piedi e saltanto da una riva all’altra, in equilibrio su massi scivolosi. Comincia a balenare subito l’idea di una discesa integrale con le corde del torrente, quando comincerà a fare caldo ma ci sarà ancora l’acqua, che qui già verso giugno scompare. Procedendo ancora in discesa incontriamo un bellissimo tratto, più stretto, con una cascata a forma di scivolo. Qui decidiamo di fare marcia indietro per risalire il torrente fino alla frazione di Torno. Raggiungiamo il punto in cui ci siamo calati e poi proseguiamo. Non ce l’aspettavamo, ma qui le gole si restringono: sono i tratti più interessanti. Finora eravamo riusciti a non bagnarci i piedi, saltando da un masso all’altro, ma per risalire certi tratti siamo cotretti a bagnarci. Incontriamo una cascatina con una pozza di acqua alta circa un metro e mezzo ma riusciamo arrampicandoci ad aggirarla. Si prosegue la salita, le gole restano strette, lungo il torrente incontriamo grandi massi. Evitiamo di passare, per la puzza, vicino alla carogna di una pecora, forse caduta da sopra… Si prosegue ed ecco la sorpresina: una cascata di cinque metri ci sbarra la strada. Non c’è proprio modo di aggirarla. Anche se avessimo la muta e potendoci bagnare, sarebbe difficile lo stesso superarla. Si rafforza l’idea che dovremo affrontare il torrente quando farà caldo e ci sarà ancora l’acqua, attrezzati di mute e corde, scendendo le cascate con la corda in doppia, ancorata agli alberi.
Dobbiamo tornare indietro, ma più sopra, visto il dislivello che c’è ancora fino a Torno, dovrebbero esserci altri salti e altre cascate. Adesso dobbiamo trovare un modo per superare le pareti delle gole e arrampicarci, fino a raggiungere i pendii boscosi che ci porteranno alla strada provinciale. Troviamo un punto ripido che riusciamo a superare, ma arrivare sopra è più difficile di quel che sembra: il terreno è instabile e il punto da superare molto esposto, scivolare significherebbe cadere direttamente giù sulle rocce del torrente. Così mettiamo una corda in doppia ad un albero che funga da sostegno. Superato il punto esposto saliamo lungo i pendii e ci portiamo sulla strada.
Poi andiamo al bar a bere una birra e parliamo con gli avventori della nostra esplorazione. Da una foto capiscono la zona della grotta che cercavamo e ci dicono che il nome della grotta, o meglio del riparo, è “Grotta del Monaco”. Poi parliamo delle gole, che sono conosciute da alcuni locali; c’era chi attraversava Fosso Torno con le capre e chi conosceva le gole perchè ci andava  a caccia. La prima esplorazione integrale di torrentismo pare che risalga però al 2001, ad opera del Gruppo Speleo ‘Ndronico di Lecce. La famiglia Oliveto ci mostra un passpartu con le foto che all’epoca fecero gli speleologi pugliesi.
Oggi è tempo che le Gole di Fosso Torno escano dal dimenticatoio e si cominci a pensare ad un serio progetto di bonifica e di fruizione sostenibile,  nel rispetto della wilderness di questa meraviglia naturale…


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In ricordo di Franz Nodari

L’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Franz Rota Nodari, alpinista bergamasco conoscitore del Pollino. Anche se non ci conoscevamo di persona era da un po’ di tempo in contatto con l’Associazione e con la Pro loco ed era partecipe alle discussioni sul nostro gruppo Facebook. Personalmente ci avevo parlato al telefono e avevo avuto degli scambi di messaggi per la sua partecipazione al Festival dell’Escursionismo di luglio 2018, a San Severino Lucano. Aveva confermato la sua presenza per una conferenza sul rapporto tra cambiamenti climatici e nuovi approcci all’escursionismo e alpinismo (di professione faceva l’ingegnere ambientale). Lo ricordo come una persona gentile e disponibile: l’impressione era quella di un alpinista “umile”, anche se lui aveva scalato 80 cime oltre i 4000 metri. Ci dispiace non averti potuto conoscere di persona e non poterti più accompagnare in escursione tra i pini loricati del Giardino degli Dei. Di sicuro saresti diventato un nostro caro amico…

Saverio De Marco

(Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano)

 

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La scoperta dello scoiattolo nero. Un’iniziativa di divulgazione ambientale a San Severino Lucano

 

Si è svolto nella serata dell’11 novembre a San Severino Lucano l’evento, completamente autogestito, dedicato allo scoiattolo nero, a cura delle associazioni Gruppo Lupi San Severino Lucano e Viaggiare nel Pollino.

“La scoperta dello scoiattolo nero” fa parte delle iniziative pubbliche di divulgazione ambientale dell’associazione Gruppo Lupi, simile ad altre svoltesi nel corso dell’ultimo anno (ricordiamo quelle sui chirotteri, sul lupo, la collaborazione agli eventi culturali del Festival dell’Escursionismo).

L’iniziativa doveva tenersi il 14 ottobre, ma fu poi rimandata a causa della perdita nostro socio Giuseppe Cancelliere, grande naturalista ed entomologo: questa serata è dedicata anche a lui e sicuramente nei prossimi mesi si studieranno iniziative in sua memoria, magari proprio sui coleotteri, che erano il suo campo di ricerca preferito. Giuseppe in qualche modo, anche ieri sera è stato tra di noi, seduto lì, tra le prime file…

Della relazione si è occupato la guida del Parco Giuseppe Cosenza che con la sua professionalità, le sue capacità divulgative e la sua simpatia ha illustrato, con parole semplici e allo stesso tempo con rigore scientifico il senso di questa importante scoperta per la biodiversità di Basilicata e Calabria. È limitativo concepire una guida escursionistica solo come un conoscitore di sentieri e un accompagnatore di turisti: la guida dovrebbe essere intesa come un consulente e un interlocutore della sfera pubblica, attenta al territorio e all’ambiente e che interviene per denunciare anche “le cose che non vanno”.  Alle guide e agli esperti in generale andrebbero affidate strutture come gli sportelli, i centri visita, i musei, i sentieri, affinché le risorse naturalistiche e antropiche del territorio producano effetti benefici sulla “ricettività” turistica. Alla guida tocca il compito in qualche modo “ingrato” del divulgatore ambientale, essendo una figura che spesso fa da mediazione tra il mondo scientifico e istituzionale e la gente comune. Ciò che viene cioè studiato dai ricercatori accademici ha bisogno infatti di essere recepito dal pubblico tramite i vari canali della divulgazione, quali possono essere il giornalismo ambientale e appunto l’azione delle associazioni e delle guide escursionistiche. Non è un compito facile, perché bisogna spiegare con parole semplici un mondo che è per sua natura complesso. Come spiegano le teorie della comunicazione è importante che il messaggio non arrivi distorto al destinatario, ma sia decodificato in maniera efficace ai fini di un “feedback” positivo.

Si è parlato fondamentalmente della scoperta di una nuova specie. Una notizia che ha generato anche equivoci e fraintendimenti sui social, forse perché son stati diffusi articoli con qualche titolo equivoco che lasciava intendere quasi che lo scoiattolo – che sul Pollino tutti conoscevano come “zaccaredda” – fosse stato scoperto solo ora. Il senso di questa recente scoperta, a cui si è giunti a seguito di complesse indagini genetiche, morfologiche ecc., è che le popolazioni calabresi e lucane non fanno riferimento più ad una sottospecie dello Sciurus vulgaris, ma ad una specie vera e propria. Già Lucifero, uno zoologo che studiò le popolazioni di scoiattolo del Meridione nei primi del Novecento, li aveva identificati come specie a sé rispetto alle popolazioni settentrionali. Nella sua esposizione Cosenza ha illustrato il significato del concetto di specie in relazione ai fattori dell’isolamento riproduttivo delle popolazioni. Poi si è passati alla considerazione delle nuove metodologie di ricerca, come l’analisi del DNA mitocondriale, che apre nuove prospettive sull’evoluzione delle specie, la loro distribuzione nel passato e la relazione tra specie poste in aree geografiche diverse. Una parte della relazione si è inoltre concentrata sulle specie alloctone, come lo scoiattolo grigio e lo scoiattolo variabile, che essendo competitori alimentari possono minacciare gli habitat degli scoiattoli autoctoni, Sciurus vulgaris e Sciurus meridionalis. Il pubblico ha interagito con il relatore, facendo domande e osservazioni e portando le proprie testimonianze su aneddoti e avvistamenti relativi agli scoiattoli.

Il rapporto tra ricerca scientifica e società civile dovrebbe essere sempre collaborativo, ma sappiamo che non è così, anche perché a volte c’è la tendenza a “snobbare” il contributo che potrebbero dare le guide e le associazioni escursionistiche. Essi vivono e conoscono il territorio e possono censire le popolazioni, trovare tracce, individuare gli habitat di una certa specie, nonché fare nuove scoperte. La ricerca dovrebbe essere maggiormente capace di ascoltare la voce della società civile. Il sapere infatti non può essere considerato come proprietà esclusiva di una parte sola e non dovrebbe restare chiuso nelle aule universitarie, ma divulgato con i mezzi della comunicazione e dell’informazione.

Si ringraziano tutti i partecipanti, e in particolar modo le persone venute da paesi anche distanti. Si ringrazia inoltre Don Antonio Zaccara per aver messo a disposizione la sala del centro parrocchiale.

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

 

Un ricordo di Giuseppe

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di Carmela De Marco

Sembrava un uomo di altri tempi, eppure era solo un mio coetaneo. Faceva parte di quei rari uomini che nella forma riescono ad esprimere la loro sincera essenza.
Arrivava con la sua lunga barba scura, una mano in tasca e il portamento elegante e fiero. Accennava un sorriso e salutava con quella sua voce pacata e calda.
Una persona gioviale che amava esprimere il suo pensiero, anche quando il suo pensiero discordava da quello comune. Io scherzando un giorno gli dissi:”tu sei l’anima critica del gruppo”!e lui accolse questa mia definizione con una leggera punta di orgoglio,afferrandone, come lui sempre sapeva fare, il senso di quella mia frase.
In montagna si trasformava in un ” cacciatore” di insetti!. Amavo osservarlo smuovere pietre, chinarsi tra l’erba, rovistare tra i tronchi marci. Lo faceva in perfetta solitudine, silenziosamente, quasi fosse immerso in un mondo tutto suo, un mondo di cui in quel momento, solo lui aveva l’esclusiva. Poi lo vedevi arrivare con una creatura in mano e iniziava a parlare, catturando l’attenzione e la curiosità di tutti.
Giuseppe era questo, ed era molto di più. Era una persona bella.
Penso che alle persone belle la morte riservi un posto di privilegio, il loro cuore credo si mescoli in una danza, alla bellezza del mondo. Per ritrovarle, basta soffermarsi sulla bellezza, è lì che vivono, è da lì che continuano a parlarci. Oggi sarà solo un saluto. I suoi amici, del suo amato Pollino, continueranno, nel loro piccolo, a ricordarlo e a ringraziarlo sempre, di tutto.

Nelle Gole di “Zu Gustino”

Esplorazione della gola di Zu’ Gustino – di Maurizio Lofiego

Era da tempo che avevamo individuato questa gola dal vallone sovrastante che finiva in corrispondenza della frazione Timpa del Pertugio, ci avevano subito colpito le sue imponenti pareti a strapiombo, immerse in una zona estremamente impervia e selvaggia.
Ieri pomeriggio ci ritroviamo con Giorgio e Saverio e decidiamo di recarci in quel gruppo di case isolate con la speranza che qualcuno del posto potesse darci qualche informazione a riguardo. Troviamo subito un abitante della frazione che ci indica a grandi linee un percorso fattibile per arrivare al canalone, ci avviamo per una sterrata in salita ma non eravamo certi sul percorso da fare, fin quando incrociamo un signore alla guida di un trattore carico di legna che scendeva dalla stessa strada. Chiediamo a lui le stesse cose chieste al signore incontrato in precedenza e subito si mostra gentile e disponibile ad indirizzarci verso l’inizio della gola, accompagnandoci per un breve tratto su una traccia di sentiero.
È uno di quegli incontri che vorresti fare sempre quando vai in montagna, una persona umile, semplice e saggia da cui puoi imparare sempre nuove cose, una persona che rispecchia l’anima di quei posti sperduti e selvaggi.
Prima di ringraziarlo e salutarlo gli chiediamo il suo nome, ci dice che si chiama Giuseppe, sì Giuseppe, proprio come un’altra persona che avevamo conosciuto un anno fa e che ora non c’è più. Lo conoscemmo ad uno dei nostri eventi e volle aderire subito all’associazione, ci disse che era un entomologo e noi fummo subito contenti di averlo nel gruppo. Alla prima prima escursione a cui prese parte capimmo subito che non era un semplice studioso di insetti, ci rendemmo conto del suo amore verso la natura e della sua sensibilità alle tematiche ambientali, una persona di cultura e allo stesso tempo semplice e sincera.
Adesso non potrai più partecipare alle nostre uscite in montagna, ma ogni qualvolta incontreremo quegli esseri minuscoli che tu amavi tanto, ci soffermeremo e il nostro pensiero non potrà non andare a te.
Vivrai per sempre nei nostri ricordi.
Ciao Giuseppe