Escursione dedicata a “Zulio”

Video dell’escursione invernale con tramonto a Serra di Crispo, dedicata all’amico Vincenzo Attadia, detto “Zulio”, che ha amato queste montagne più di ogni altra cosa.

Riprese e montaggio a cura di Aldo Schettino.

VIDEO

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Sentieristica sul Pollino: considerazioni, critiche e suggerimenti

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*Relazione presentata alla riunione sulla Sentieristica tenutasi il 27 febbraio alla sede dell’Ente Parco di Rotonda

Il documento è condiviso in linea di principio dalle seguenti guide ed esponenti delle associazioni:

Giorgio Braschi, Emanuele Pisarra, Giuseppe Cosenza, Nicola MeleQuirino Valvano, Silvio Carrieri (Guide Ufficiali Parco Nazionale del Pollino)

Maurizio Lofiego (Guida Ambientale Escursionistica)

Enzo Peluso (Forum Stefano Gioia)

Francesco Maturo (Presidente Soccorso Alpino Basilicata)

 

Sentieristica sul Pollino: considerazioni, critiche e suggerimenti

  • Cosa è e cosa non è un sentiero

Il presupposto di ogni discussione sulla sentieristica non può prescindere dal chiedersi: “cos’è un sentiero?”. Una volta tenuta in conto la sua corretta definizione si potrà fare un discorso sulla manutenzione e segnaletica. Definire cosa è qualcosa porta poi necessariamente  e logicamente a definire anche “cosa non è”.

Un sentiero è una traccia di calpestio. Sentieri esistono anche in natura, quando sono creati dal passaggio degli animali selvatici. Anche la giurisprudenza su questo è abbastanza chiara:  “Sentiero (o mulattiera o tratturo): strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e di animali“.

Dalla giurisprudenza emergono altre definizioni: il sentiero è individuato in quel tracciato che si forma naturalmente e gradualmente per effetto di calpestio continuo e prolungato (Cassazione, maggio 1996, n. 4265) ad opera dell’uomo o degli animali, in un percorso privo di incertezze e ambiguità, riportato nelle mappe catastali (Cassazione, 29 agosto 1998, n. 8633; Cassazione, 21 maggio 1987, n. 4623).

Ogni operazione che intenda mantenere e segnare un sentiero non può prescindere da questa definizione, che ha delle implicazioni notevoli, che richiamano in causa appunto cosa non dev’essere un sentiero.

Un sentiero per intenderci non è una strada sterrata aperta ex novo con una ruspa, non può essere costituito da traversine ferroviarie (sic!) (http://www.mountcity.it/index.php/2017/02/25/attenti-a-quel-sentiero-e-tossico/), gradini di pietra, di cemento o anche di legno. Non servono staccionate, panchine, capanni per l’osservazione della fauna o capanni in punti panoramici. Eventuali ponti per l’attraversamento di torrenti non possono e non debbono essere realizzati con i piloni in cemento, ma si deve usare solo il legno, costruendo rustici ponticelli, ancora meglio con materiale reperito in loco,  che sono perfettamente funzionali e si armonizzano con l’ambiente naturale.

La manutenzione di un sentiero cioè non può prescindere dal rispetto dell’integrità naturalistica dei luoghi, dall’impatto visivo delle opere, dall’armonizzazione del sentiero con l’ambiente circostante. I sentieri più belli che io conosca sono quelli nati grazie al passaggio dei pastori coi loro greggi, di carbonai o “mulattieri”…

Si richiamano questi aspetti deplorevoli della sentieristica perché esistono casi di sentieri realizzati nel Parco con criteri assolutamente inadeguati ed impattanti. Qui di seguito si riportano alcuni link ad articoli  in cui si parla appunto di esempi negativi di sentieristica nel Pollino: http://pollinowild.blogspot.com/2017/02/quando-la-sentieristica-deturpa-i.html; https://www.gognablog.com/sentieri-del-pollino/

http://pollinowild.blogspot.com/2010/09/ruspe-e-cemento-nella-valle-del-fiume.html

 

  • Segnaletica

E’ normale che la segnaletica in un Parco Nazionale sia importante nella sentieristica, per aiutare l’escursionista nell’orientamento. In proposito sono ormai di dominio comune le linee guida del CAI, Club Alpino Italiano sulle regole che dovrebbero tenersi nella segnaletica dei sentieri ( http://www.cce.cai.it/files/Op-167×24-Quad1-low.pdf ) Detto questo anche l’eccesso di segnaletica può creare impatto sulla bellezza e l’integrità wilderness dei luoghi. Dev’essere chiaro, a scanso di equivoci,  che un sentiero non è una strada urbana con guard rail e tabelle dappertutto.

In particolare si espongono alcune considerazioni, critiche e suggerimenti con riguardo al Parco del Pollino:

 

  • Evitare panchine, cestini di rifiuti, capanni, anche nei sentieri più turistici. Stiamo parlando di sentieri riguardanti un Parco Nazionale, non un parco urbano o una villa cittadina!
  • Le bandierine color bianco e rosso non dovrebbero imbrattare gli alberi secolari e monumentali: devono sempre prediligersi possibilmente sempre alberi giovani e di piccolo diametro. Evitare di apporre per lo stesso motivo bandierine su rocce monumentali.

 

  • Assolutamente da evitare le enormi file di massi o pietre disposte in linea retta “con la lenza” nei pianori o altre aree aperte, le “Linee Nazca”, come qualcuno le ha chiamate, come purtroppo è stato fatto anni fa. Ecco qui allegato un articolo critico sulla questione (https://www.wilderness.it/sito/il-pollino-e-la-sentieristica/).) Invece delle file di pietre si possono usare omini di pietra o piccoli paletti.
  • Sarebbero da preferire sempre le frecce e tabelle in legno e non in forex (ovvero plastica): il legno, oltre ad essere più ecologico e bello esteticamente è anche più resistente ad atti di vandalismo. Ad esempio, se si dà un pugno su una freccia o tabella in forex, questa si rompe facilmente, diversamente da una freccia di legno. Le frecce di forex, essendo di plastica, una volta a terra, rotte da incivili o da animali, diventano dei rifiuti inquinanti e antiestetici. (Vedere la segnaletica di parchi e aree wilderness americane per farsi un’idea…)
  • I tabelloni esplicativi vanno bene, ma solo agli imbocchi dei sentieri, vicino alle strade, non in alta montagna, come quelli affissi per esempio al Colle Gaudolino: in tal caso sono inutili e antiestetici. La natura non è un museo dove ad ogni passo ci dev’essere spiegato cosa c’è in un determinato luogo. Stesso discorso vale per i pannelli esplicativi su flora e fauna: per esplicare la flora e la fauna esistenti bastano le guide che potranno portare con sé delle schede o mostrar sul posto piante, animali avvistati, reperti. Il coinvolgimento delle guide potrà essere decisivo anche per la fruizione dei disabili. Non serve ad esempio stravolgere un sentiero con corde e staccionate presupponendo che una persona cieca vada da solo in un bosco tenendosi ad una fune, come è stato fatto molti anni fa a Bosco Magnano.
  • Le bandierine bianche e rosse dovrebbero sempre essere della misura standard (non delle “lenzuolate”!) ed essere poste solo dove necessario. Chi non ha un minimo senso dell’orientamento si affiderà ad una guida.  Ciò significa che in pratica non si può mettere un segno di conferma o di “conforto” ogni 5 metri, ma solo dove la traccia risulta labile o in prossimità di diramazioni importanti. Opportuni sono gli omini di pietra, ma piccoli e a secco (senza cemento, dovrebbe essere scontato).
  • La sentieristica dovrebbe privilegiare il ripristino di tracciati già esistenti, sentieri “storici” che magari si sono chiusi o la cui traccia è discontinua, rispettandone la conformazione originaria. Ciò è importante per valorizzare la rilevanza storico-antropologica di sentieri, mulattiere, tratturi…

 

  • Manutenzione ordinaria

Dalle ragioni espresse nei punti precedenti si desume che la manutenzione di un sentiero non può essere equiparata ad opere pubbliche come  strade asfaltate o  ponti. Gli interventi relativi alla sentieristica devono essere minimi, affidate a persone che conoscono e amano la natura, costanti negli anni, rispettosi dell’ambiente e spalmati nel tempo. Non si può pensare di creare o riaprire un sentiero e poi non intervenirvi anno dopo anno con piccoli aggiustamenti, appunto perché la manutenzione e la segnaletica di un sentiero non sono un’opera durevole per decenni.

In cosa consistono gli interventi di manutenzione? Di solito si tratta di pulire i sentieri da cespugli e rovi, allineare dove necessario pietre e rami per evidenziare la traccia, oltre a segnare i sentieri. Sono tutti interventi che andrebbero fatti ogni due-tre anni al massimo, non si possono fare “una volta per tutte”. Nella manutenzione ordinaria rientra il ripristino e il mantenimento di sorgenti e fontanili.

  • Sentieri e sicurezza

Il discorso sulla sicurezza può portare a implicazioni negative quando si parla di sentieri, perché con la scusa della sicurezza potrebbe sorgere la tendenza ad addomesticare, banalizzare e stravolgere i sentieri del Parco, i quali sono anche un patrimonio storico-antropologico che pertanto deve essere conservato nella sua integrità naturalistica e conformazione morfologica. Non si possono far diventare, per intenderci, sentieri per escursionisti esperti in sentieri turistici, come appunto è successo nel caso ad esempio del sentiero che porta a Ponte d’Ilice da Civita. Spesso la bellezza di un sentiero sta anche nella sua difficoltà, nei luoghi impervi che attraversa: la messa in sicurezza con staccionate, gradini, panchine, eccesso di segnaletica  ecc. spesso non fa che stravolgere appunto il fascino selvaggio o rurale dei luoghi attraversati. Per intenderci, se un sentiero di difficoltà E o EE attraversa un punto esposto, sarebbe sbagliato installarvi una staccionata, che con gli anni potrebbe anche diventare pericolosa.  Per fare un esempio, un sentiero come quello della Scala di Barile nelle Gole del Raganello, perderebbe tutto il suo fascino avventuroso qualora fosse addomesticato con la “messa in sicurezza”.

In linea generale,   non è il sentiero che deve adattarsi alle capacità dell’escursionista ma viceversa è l’escursionista che in base alle sue capacità dovrà adattarsi alla tipologia del sentiero. La natura farà spontaneamente selezione, cosicchè i sentieri e i percorsi che per la loro conformazione naturale sono più facili e turistici saranno fruiti da famiglie, bambini e anziani, mentre quelli più impegnativi da chi ha maggiori capacità ed esperienze. I turisti meno esperti si potranno rivolgere inoltre alle guide ufficiali/guide ambientali escursionistiche, che garantiscono ai loro clienti elevati standard di sicurezza sia con scelta dell’itinerario in base alla tipologia degli accompagnati, sia durante l’escursione con il supporto tecnico di cui sono capaci.

 

  • Chi lavora alla sentieristica?

Negli scorsi anni si è affidata la sentieristica a ditte e progettisti, appunto come se si trattasse di una grande opera pubblica, con appalti di centinaia di migliaia di euro. Pur non entrando nel merito delle modalità tecniche e burocratiche di assegnazione dei lavori, si enunciano affermazioni di buon senso, basate sull’esperienza e il richiamo al rispetto dei luoghi naturali e alla comunità locale. La sentieristica potrebbe diventare anche occasione di lavoro per le professionalità del Parco e dovrebbe essere affidata a Guide ufficiali del Parco, alle Guide Ambientali Escursionistiche (rientranti in associazioni come AIGAE e LAGAP), associazioni escursionistiche come CAI (Club Alpino Italiano) e altre presenti sul territorio (come l’associazione Gruppo Lupi di San Severino Lucano che rappresento). L’ideale sarebbe finanziare i comuni che potrebbero poi affidare alle guide locali i sentieri di pertinenza relativi alla valle/territorio di appartenenza. Ovviamente è scontato che la sentieristica in tutto il territorio del Parco dovrebbe seguire gli stessi standard generali. Eventuali braccianti, tecnici e progettisti dovrebbero essere coordinati dalle guide. In generale, lavori di manutenzione fatti bene hanno sempre visto la direzione e il coinvolgimento di guide esperte e associazioni.

Saverio De Marco

Consigliere Nazionale Associazione Italiana Wilderness e Delegato per la Basilicata

Guida Ambientale Escursionistica (AIGAE)

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

In ricordo di Giuseppe Cancelliere ad un anno dalla sua scomparsa

“Mi piace pensare a come sarebbe il mondo egli umani se tra i sentimenti dell’intera umanità quello per la bellezza fosse il privilegiato, nutrimento dell’anima, estasi.”

(Giuseppe Cancelliere)

 

*Intervento dell’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano al convegno in memoria di Giuseppe Cancelliere tenutosi a Policoro il 24 novembre 2018

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Giuseppe Cancelliere aveva conosciuto la nostra associazione precisamente due anni fa, ad un’iniziativa sul Chirotteri nel Parco del Pollino, ed era diventato subito uno dei nostri soci più attivi. Gli interessava in particolare l’approccio del Gruppo Lupi, orientato non solo all’escursionismo in senso meramente ludico-sportivo, ma anche alla divulgazione naturalistica e alla conoscenza del territorio. Come tutti sappiamo suo campo di interesse principale erano gli insetti e in particolar modo i coleotteri.

Le escursioni erano per lui  sempre l’occasione, perciò di fare anche ricerca entomologica. Ricordo Giuseppe guardare nei tronchi marcescenti, oppure osservare attento il terreno, spostando qualche pietra lungo il cammino, alla ricerca di qualche coleottero. Lo rivedo anche isolarsi ogni tanto dal resto del Gruppo, immerso nel suo mondo…

Dopo la sua iscrizione al Gruppo Lupi la nostra amicizia si stava consolidando e mi aveva rivelato che stava indagando su una nuova specie di coleottero del Pollino, del genere Dorcadion, che penso prenderà sicuramente il suo nome. Mi disse che stava anche facendo ricerca su una specie di maggiolino che non era stato ancora segnalato in Calabria. Ricordo che una volta lungo un sentiero mi capitò di avvistare un coleottero e gli segnalai subito la cosa. Lo prese in mano e ci spiegò che era un Dorcadion. Dopo l’escursione mi spiegò, in privato, che avrebbe voluto fare i salti di gioia, perché aveva trovato un esemplare della probabile nuova  specie che stava studiando in quel periodo. Giuseppe inoltre ci illuminava sui metodi della ricerca entomologica, che io e tanti altri ignoravamo prima di conoscerlo. Grazie a Giuseppe il mondo misterioso dell’entomologia diventava ad ogni escursione, ad ogni incontro, più chiaro… E io, come anche altri soci della nostra associazione presi l’abitudine di mandargli foto di coleotteri ed altri insetti che mi capitava di incontrare lungo le mie escursioni e che grazie alla sua bravura adesso riuscivo ad identificare.  In progetto c’era anche una ricerca sui coleotteri delle grotte, visto che Giuseppe era a conoscenza delle attività speleologiche del Gruppo Lupi. E anche in quel campo si aprivano scenari interessanti sulla ricerca faunistica e sulla possibilità di scoprire nuove specie…

 

Ma Giuseppe non era solo un entomologo. Era un ambientalista a tutto tondo che amava il Pollino e la natura selvaggia e che – voglio ricordare soprattutto questo – si impegnò attivamente nella battaglia che ci vide impegnati un anno fa per difendere il Fiume Frido dallo scempio dei lavori per la costruzione di una centrale idroelettrica… Battaglia che riuscimmo a vincere anche grazie all’impegno profuso da Giuseppe Cancelliere, che non mancò mai a nessun appuntamento.

Sarebbe riduttivo parlare di una persona, ovviamente, ricordando solo le sue passioni ed interessi. Dal punto di vista umano Giuseppe era prima di tutto una persona vera, leale, che accettava sempre il confronto ma che era sempre risoluto a difendere le idee in cui credeva. E parlava sempre  con cognizione di causa. Ricordo con piacere le tante discussioni che faceva con me e con altri soci, e che spaziavano dai temi della conservazione della natura nelle aree protette a quelli sulla gestione della fauna, all’etica della ricerca scientifica e alla politica… Nonostante fosse una persona riservata non erano pochi i momenti in cui Giuseppe si lasciava andare a battute divertenti, ridendo e  scherzando.

Mi capita spesso, e forse capiterò anche ad altri amici di Giuseppe, di incontrare dei coleotteri e di pensare immediatamente a lui. Come se un po’ della sua anima sia presente in quegli esseri misteriosi che lui tanto amava. Ed ho pensato a lui anche questa estate, a luglio, quando mi è capitato di avvistare un esemplare di Buprestide splendente, un gioiello vivente per la sua bellezza, importante perché si tratta del coleottero più raro d’Europa, che in Italia vive solo sui pini loricati del Parco del Pollino (di questo avvistamento c’è un video sul canale Youtube della nostra associazione). Ecco, quell’avvistamento speciale come tanti altri che faremo durante le nostre escursioni è dedicato all’amico Giuseppe Cancelliere e alla sua opera di ricerca e divulgazione naturalistica…

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

 

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Buprestis splendends

La notte dei gufi: un incontro divulgativo per conoscere l’affascinante mondo dei rapaci notturni

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Si è svolto a San Severino Lucano, sabato 20 ottobre, l’evento di divulgazione ambientale sui rapaci notturni, organizzato dal Gruppo Lupi San Severino Lucano e dal centro Studi de Romita. L’evento è stato patrocinato da AIGAE (Associazione italiana Guide Ambientali Escursionistiche), valido come corso di aggiornamento professionale per le guide. Più di una ventina i partecipanti, tra cui parecchie guide ambientali escursionistiche della Basilicata, naturalisti, escursionisti e comuni cittadini, venuti anche da lontano.

La relazione è stata tenuta dal Dott. Simone Todisco, naturalista e agrotecnico pugliese, che si occupa da anni di monitoraggi faunistici, con particolare riferimento ad avifauna ed erpetofauna, nonché di educazione ambientale. In tarda serata si è svolta invece una passeggiata notturna diretta all’ascolto dei versi dei rapaci notturni e con la finalità di esplicare i metodi di censimento utilizzati.

Il dottor Todisco, con uno stile espositivo semplice e al contempo con rigore scientifico, ha illustrato al pubblico la biologia, la morfologia e le questioni di conservazione degli strigiformi, toccando anche temi come la mitologia, le superstizioni e credenze legate a questi uccelli nelle culture umane. Gli strigiformi sono un ordine di uccelli presenti da sessanta milioni di anni, non imparentati con i rapaci diurni. La Basilicata vanta la presenza di quasi tutte le specie presenti in Italia (7 su 10), un tesoro immenso dal punto di vista della biodiversità. Come ha illustrato il dott. Todisco, tali specie sono dei bioindicatori, poiché ci danno ragguagli della salute di un determinato ambiente, per cui la loro presenza è indicativa di habitat sani. Sono inoltre alleati dell’uomo nell’agricoltura biologica, in quanto predatori di roditori dannosi per le piante, solo per fare un esempio. Sono, in parole povere, un simbolo sia dell’’armonia che può esistere tra uomo e natura nelle aree rurali, sia della wilderness, della natura più selvaggia e indomita, se si pensa a rapaci come il gufo reale.

Conoscere le problematiche inerenti la conservazione dei rapaci notturni è utile a soggetti come  le associazioni escursionistiche o  le guide ambientali. Permette di comprendere che esistono habitat integri che devono restare indisturbati: ad esempio, il gufo reale, raro e localizzato in Basilicata, nidifica in ambienti accidentati e cenge rocciose, ed è molto sensibile al disturbo antropico; per cui è bene che certe aree delicate siano poco o per niente frequentate (giuste quindi, ad esempio, le misure di regolamentazione delle attività di arrampicata nei siti riproduttivi). Le azioni di sensibilizzazione sono dirette a comprendere i problemi che caratterizzano i rapaci notturni, come gli avvelenamenti, le potature scorrette degli alberi, eliminazione di piante morte idonee alla riproduzione, l’impatto di cavi elettrici, pale eoliche e vetrate di edifici… e a intraprendere le necessarie misure di tutela (conservazione e gestione corretta degli ambienti naturali, attenzione nei restauri degli edifici, nidi artificiali ecc.).

Le guide potranno comunicare le conoscenze sulla fauna e quindi anche sui rapaci notturni a gruppi e comitive di turisti, nonché alle comunità locali, facendosi da mediatori tra il mondo scientifico e la gente comune, sfatando così miti duri a morire e ponendo un freno alla disinformazione (le tante bufale che girano su internet) che spesso si diffonde sui social.  Il ruolo delle guide e delle associazioni escursionistiche, in quanto conoscitori e “esploratori” del territorio, potrà risultare inoltre prezioso ai fini dei censimenti dei rapaci notturni, tramite avvistamenti e ritrovamento di tracce, come ad esempio le borre (rigurgiti che contengono ossa o esoscheletri, grazie ai quali è possibile risalire alle prede cacciate dai rapaci notturni).  Anche le istituzioni, come gli Enti Parco, potrebbero avvalersi del contributo di ricercatori e guide se si tiene ferma la mission che dovrebbe caratterizzare un’area protetta: ovvero la conservazione della natura rispettando i diritti delle comunità locali, nell’ottica di una fruizione turistica sostenibile delle aree naturali.

Lo spirito di questo come di altri incontri dell’associazione è quindi quello dell’iniziativa “dal basso”, che favorisce l’incontro e lo scambio di informazioni tra soggetti con esperienze e conoscenze anche diverse, che crea situazioni di socialità e prelude, sinergicamente, a nuove iniziative. Le associazioni possono dare un contributo importante nell’educazione e nella divulgazione ambientale e spesso colmano il vuoto lasciato dalle istituzioni.

Come da statuto, l’associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano persegue appunto tra le altre cose, la finalità della divulgazione ambientale, e in un senso molto “pratico”: nelle nostre escursioni si ha sempre un approccio non meramente ludico-sportivo ma naturalistico, con lo scopo di osservare l’ambiente che ci circonda. Molto attenti inoltre siamo ai social, veicolo di diffusione straordinario di informazioni, se usato in maniera corretta. Da qualche anno è attivo il gruppo Face book dell’associazione, una delle pagine sul territorio del Pollino (e non solo) più seguite, aggiornato quotidianamente, dove si discute di flora e fauna, di tutela ambientale e di turismo naturalistico, dove anche la gente comune può contribuire con proprie foto e aneddoti, chiedendo pareri agli esperti che vi intervengono.

In queste ultime righe conclusive si ringrazia il dott. Simone Todisco per la sua interessante conferenza, la socia Tina De Palma per averla resa possibile, l’AIGAE per averla patrocinata. Si ringrazia inoltre Don Antonio Zaccara per aver messo a disposizione la sala del Centro Parrocchiale e la Pro loco di San Severino Lucano per il supporto tecnico. Si ringraziano i partecipanti e gli interessati all’evento.

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

Guida Ambientale Escursionistica AIGAE

Consigliere nazionale Associazione italiana Wilderness (AIW)

Il Piviere Tortolino

Avvistamento di una coppia del raro Piviere Tortolino nei pressi delle paraterie di cresta di Serra delle Ciavole, durante l’escursione sociale del Gruppo Lupi San Severino Lucano del 15 settembre 2018 (foto di Maurizio Lofiego). “Si tratta di uno degli uccelli più rari d’Italia, frequentatore e nidificante nell’Artico e, in Italia nella sola Majella. In questo caso si tratta indubbiamente di individui in rotta di migrazione, i quali al contrario degli altri uccelli d’acqua anziché le paludi, per le loro soste scelgono i pascoli d’altitudine alpini ed appenninici” (F. Zunino). Per altre informazioni sul Piviere tortolino segnaliamo il seguente link: http://www.libereali.it/2012/08/a-tu-per-tu-con-il-piviere-tortolino.html

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Buprestis splendends, il gioiello vivente

Video:

  https://www.youtube.com/watch?v=S6WLalSDb3k&t=3s

Sto accompagnando un gruppetto di turisti tra i pini loricati, è l’una e il sole picchia forte, quando negli interstizi del tronco di un pino secco vedo spuntare un insetto. Capisco subito che si tratta di un coleottero. Il mio sguardo curioso si ferma subito su quel piccolo essere: è di un verde brillante, dai riflessi d’oro, mi avvicino e noto che come una specie di pietra preziosa l’insetto riflette anche altri colori, dal giallo all’azzurro al rosso, come se l’arcobaleno risplendesse sul dorso di questa creatura. Il mio pensiero va subito al Buprestis splendends, che in Italia vive solo sul pino loricato, uno dei coleotteri più rari d’Europa. Il buprestide non sta fermo, ogni tanto entra nelle cavità del legno, poi esce fuori e poi rientra, non dandomi la possibilità di metterlo bene a fuoco e di fare delle foto  decenti. Così decido di immortalarlo in un video. Anche i tre ragazzi che accompagno, venuti da lontano proprio per ammirare i pini loricati del Pollino, sono meravigliati dalla bellezza di quest’insetto. Gli dico che forse oggi siamo stati fortunati, perché abbiamo incontrato un insetto che si incontra raramente. E infetti una rapida ricerca sullo smartphone mi conferma che dovrebbe trattarsi proprio del Buprestis splendends. Un vero e proprio “smeraldo vivente”, un tesoro di biodiversità che ancora una volta conferma l’importanza di tutelare gli ambienti forestali del Pollino. E anche in quest’occasione non posso che ricordare un caro amico entomologo che mi parlava di questa meraviglia naturale e che io non avevo ancora avuto la fortuna di ammirare…

Nota: ecco come commenta Franco Tassi:
“Bellissima ripresa, bravo Saverio, è con tutta evidenza una femmina che sta cercando sul tronco i punti adatti dove deporre le uova. Per tutto il resto del tempo, questo Buprestide vive, come altri, sulle cime degli alberi (canopy= il tetto della foresta). Anche per questo è molto difficile da individuare, e la sua scoperta arricchì il Pollino di una straordinaria specie, protetta a livello europeo. Si tratta di un relitto terziario che per il suo valore biogeografico (vive in antiche pinete, isole relitte, dalla foresta di Bialowicza in Polonia al Massiccio del Pindo in Grecia), noi avevamo eletto a simbolo del progetto Biodiversità.”
Informazioni sul Buprestide splendente a questo link: https://www.vglobale.it/2009/01/10/bupreste-splendente/

foto fatta da uno dei ragazzi che accompagnavo

Saverio De Marco

Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano

Ritrovato morto esemplare di Martora durante un’escursione del Gruppo Lupi

Articolo apparso su: http://www.basilicatanotizie.net/comuni/pollino/11544-ritrovato-morto-esemplare-di-martora-sul-pollino

Ritrovato morto esemplare di Martora sul Pollino

 

E’ stato ritrovato morto ieri sul massiccio del Pollino un esemplare di Martora in zona “Acquatremola” ricadente all’interno del comune di Terranova di Pollino. La scoperta è stata fatta durante una delle consuete escursioni organizzate dall’associazione “Gruppo Lupi San Severino Lucano”. La Martora o Martora Eurasiatica è un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia Mustelidae. L’esemplare ritrovato all’interno della vegetazione a prima vista non presentava segni di alcun tipo sul corpo, come si vede nella foto che ci è stata inviata da Maurizio Lofiego, quindi la causa della morte al momento è ignota. Di esemplari di questo tipo sul massiccio del Pollino se ne vedono abbastanza, anche se è molto simile alla Faina, quindi difficile da identificare se non si è molto esperti.

Claudio Sole